Nuvole

Ieri pomeriggio, sul tardi, verso sera, mi son messo lì a guardare i miei pensieri. Stavo lì a guardarli che passavano, come si guardano i calzini che girano nella lavatrice. Vanno di qua, vanno di là, girano, si rimescolano. Qualcuno arriva in primo piano, poi sparisce dietro, un altro appare, poi scompare, e chissà dove va. Ce n’era uno che si preoccupava per cosa dovevo fare oggi, un altro che si chiedeva se quella cosa, al lavoro, l’avevo poi veramente risolta, un altro che voleva andare a mangiare delle nocciole, e che magari se ci fosse stato anche del cioccolato fondente non gli avrebbe fatto schifo, un altro a cui è venuta in mente una vecchia pubblicità che davano alla tele quando ero piccolo. E poi c’era un altro che a guardarlo sembrava un po’ alla faccia di Topolino, con quelle sue orecchie, poi dopo un po’ si è trasformato in una capretta che beveva.
Poi è piovuto.

19 pensieri su “Nuvole

  1. Lassù, spesso, le nuvole sono certe storie d’amore attorcigliate come quaggiù da noi. Ci sono nuvole che non fanno altro che guardarsi allo specchio in cerca di note. Altre stazionano come certi treni ormai sul binario morto. Queste nuvole qua soffrono perché si son lasciate andare perché avevano un passo leggero, ma non hanno più l’energia elettrica di scatenare tuoni, fulmini e pioggia torrenziale. Certe nuvole ridono a crepapelle come se fossero dei vecchi che non si controllano. Ci sono certe nuvole che si truccano e altre che si vestono in modo bizzarro.Quelle che fanno tenerezza perché hanno un cuore grande e si nascondono per timidezza. E le nuvole che giocano a nascondino perché credono d’essere dei veri pensieri, cioè quando l’età diventa un ombra e credono di condurre più in alto i pensieri.

  2. il pensiero quello che si è messo a guardare dritto l’oblò della lavatrice, a guardare i calzini, che dentro la lavatrice – ma anche prima e soprattutto dopo – si spaiano sempre, ecco quel pensiero lì è il pensiero un pò solitario, un pò defilato.
    forse pure i pensieri tra di loro ci hanno le crisi di insubordinazione. o solo, abbandoniche.

  3. e niente ero appunto qui che cercavo un aiuto per smettere di guardare i miei pensieri. Subito pensavo di aver sbagliato anno, o luogo, e invece no. Ecco, proprio come una catapulta di nostalgia di Arancione vero.
    C’è della rassegnazione, che io nella lotta non ci credo per niente, e perciò la rassegnazione mi piace. Che a uno non resta che rassegnarsi e accettarsi per quello che è: uno-te Alessandro, che la gente gli piace cercarlo e leggerlo, e se la gente non ti trova si intristisce. E sparire non serve a niente, nella cattiveria di intristire la gente per puntiglio e per lotta strenua con te stesso non-scrivente (che io alla lotta non ci ho mai creduto come dissi sopra) che tanto stai sempre lì a chiederti se a qualcuno gli manchi. Tanto vale che non gli manchi.
    Perché qui non c’è nessuno che ti sgrida se non ci sei, Alessandro, almeno io non ti sgrido. C’è della rassegnazione bella, tua, che tu sei così, forse, non lo so, mia, che tu ci sei, qui, come sei, quando ci sei. E tutto ciò a me mi piace, e mi è sempre piaciuto molto, dell’Arancione. E quindi basta con questa cosa dell’Altrove che tanto non siam moderni, qui, che a me delle cose moderne me ne son sempre piaciute poche. E non le so nemmeno distinguere. Come cosa c’è dentro le nuvole, che mica sempre io lo so decidere, cosa vedo nelle nuvole. Certe volte vedo delle nuvole con dentro delle nuvole, e mi sembra di non avere fantasia, e allora racconto a me stessa che dentro quella nuvola a destra c’è la faccia di mio cugino di Arma di Taggia, vestito da Capitano di Lungo Corso, però magro. E comunque io son più felice di prima, stasera che ho ritrovato l’Arancione. Ecco.

  4. blu sarebbe stato un gran cambiamento, di quelli epocali che uno ci pensa e ci ripensa, prima… magari lo farai tra un quinquennio, il Blu. Nel frattempo, lo sai che guardavo che nei commenti ci son tanti di una volta? Come dei reduci che si ritrovano, e fanno dei raduni. Sembriamo degli Alpini, o dei Bersaglieri, o di quelli dell’Avis – no, dell’Avis no

  5. io mi son sempre dimandata: Ma quelli dell’Avis, quando si radunano e fan delle cene, ma cosa si dicono? C’è la tavolata degli AB+ eccetera? Forse a me quello che non mi piace dell’Avis è la qualifica di Donatore. Non vi potreste chiamare in un altro modo? Certo poi, uno lo sa, che, se non ci foste voi… A me una volta in treno mi è capitato di essere accerchiata da Donatori Sdegnati verso l’egoismo degli altri, i Non Donatori, e allora mi son difesa come meglio ho potuto, lì per lì, con dell’ansia da Intercity vecchio: “A me non m’han voluta, poiché fumo come un Ricevente”. E allora mi son ritrovata vilipesa e dileggiata per il mio vizio. E così son scesa a Pesaro, che non ce la facevo più a subire in solitudine. Ma è la prima volta che lo racconto questo episodio abbastanza inconfessabile, perché poi da Pesaro ci ho messo tanto di quel tempo a tornare a casa che alla fine, a casa (che eran tutti inferociti perché non trovavano i telecomandi dell’XBox – che non mi ricordo come si chiamano, no telecomandi, ma non mi ricordo adesso – e si eran tutti fatti persuasi che li avessi messi io nella mia valigia per isbaglio) ho raccontato che c’eran dei suicidi multipli sui binari, e che niente, non ci si poteva fare niente tutto bloccato ecco. E’ che quando uno inizia a mentire, poi non ci salta più fuori, secondo me.

  6. I miei di solito sono come mosche. Arrivano indesiderati e tento a due mani di scacciarli. Specialmente quelli relativi a cose che non posso risolvere e che, quindi, non meritano alcun pensiero. Ma tant’è…

  7. Inizia le sue esperienze artistiche in modo dilettantistico, dividendosi fra il rugby e la musica. Ferragosto ’66, il suo album di esordio, è ricco di spunti autobiografici e di storie di vita quotidiana, come nel brano d’apertura Quanti come noi; la lavorazione del primo album avviene in un clima di instabile equilibrio e tensione creativa tra le esigenze artistiche di Conidi, del suo paroliere/collaboratore Mastrangelo e la ricerca logico/formale di Gaio Chiocchio, all’epoca produttore artistico per la IT di Vincenzo Micocci principalmente dedicato a Conidi; il risultato è decisamente significativo.

    Nello stesso anno scrive per Paola Turci Paura di vivere (la lettera) contenuto nel disco Paola Turci del 1989; il brano mette in bell’evidenza i filoni creativi tipici del primo Conidi (il dolore, il riscatto, la paura, la religione) e per un certo periodo viene inserito da Paola nelle sue scalette dal vivo. In inverno c’è la partecipazione a DOC International Club, dove viene eseguito un minishowcase dell’album di esordio, con “Fidati di me” e “Quanti come noi”; per l’occasione, Conidi è accompagnato da un gruppo di amici che comprende: Max Minoia alla batteria, Frank Minoia al basso, Susanna Parigi al pianoforte ed Enrico Cosimi alle tastiere. Nell’estate del 1990 Conidi riscuote un discreto successo nella edizione pomeridiana del Nuovo Cantagiro. Il primo vero riscontro col pubblico è nel 1991, quando insieme a Bungaro e Rosario Di Bella, fa centro al Festival di Sanremo con il brano E noi qui.

    Nel 1992 il disco C’è in giro un’altra razza segna l’inizio del rapporto con la Sony, ristampato l’anno successivo con l’aggiunta di Non è tardi (brano proposto al Festival di Sanremo 1993) e La rivoluzione del ’93 (brano con cui Conidi vince il Palmolive Optimus Festival Radio di Radio Dimensione Suono).

    Nel 1994 viene pubblicato un mini-cd Stella di Città in cui è contenuta l’omonima canzone, cover del brano Runaway Train dei Soul Asylum. Ad accompagnarlo sono musicisti in arrivo dai Rocking Chairs, formazione emiliana di street rock americano, e destinati ad unirsi a Luciano Ligabue a partire dall’album “Buon compleanno Elvis”. Se le uscite discografiche si diradano senza perdere in qualità, l’attività live di Conidi, artista che può contare su un pubblico fedele e numeroso, resta intensissima.

    Il 1995 vede Marco partecipare, insieme a nomi come Luca Barbarossa, Rossana Casale, Gli io Vorrei la Pelle Nera, Flor al tributo a Bruce Springsteen intitolato For You – A Tribute to Bruce Springsteen e pubblicato da Totem/Sony Music con la supervisione artistica di Ermanno Labianca.

    Nell’omonimo album del 1998, la cui produzione artistica e di Vincenzo Mancuso e Ermanno Labianca, spiccano Un passo via da te, cover di One Step Up di Bruce Springsteen (autorizzata dallo stesso e già inclusa nel tributo discografico For You), e Italiani d’America. L’ultimo brano sarà poi interpretato anche da Luca Barbarossa, ottenendo riconoscimenti ufficiali.

    Nuvole e regole esce nel 2005 frutto della collaborazione artistica con il produttore/arrangiatore Ionta, un disco marcato da sonorità nuove, e da collaborazioni importanti (Gianmarco Tognazzi, Sergio Cammariere, e i Flaminio Maphia).

    Partecipa alla festa degli 80 anni della A.S.Roma esibendosi con Mai sola mai, famoso pezzo dedicato alla squadra capitolina.

    Il 16 novembre 2007 Conidi torna nei negozi con il nuovo album Miracoli non se ne fanno, anticipato di una settimana dal singolo Ti do di me.

    Attualmente collabora con il gruppo AesseRoma Artisti, di cui fanno parte artisti come: Elio Germano, Luca Barbarossa, Francesco Montanari, Alessandro Roja, Vinicio Marchioni, Roberto Angelini, Pino Marino, Gianluigi d’Orsi, Niccolò Fabi, Roberto Infascelli, Diego Bianchi. A fronte di questa collaborazione, nel 2010 esordisce come attore partecipando alla seconda serie della fiction televisiva Romanzo Criminale nel ruolo di Botola.

    Nell’ottobre del 2011 l’etichetta Route 61 pubblica Cinque Anni, disco che raccoglie materiale inedito tratto dalle session 1993/1997 che portarono a Marco Conidi (1998). La raccolta – compilata e prodotta da Ermanno Labianca, non nuovo a collaborazioni con il cantautore romano – presenta demo con band, provini, versioni alternative di pezzi già editi (Una vita da far brillare), cover live (Terra dove andare di Ivano Fossati) e una inaspettata versione acustica di Che sarà (J.Fontana/F.Migliacci). Alcune canzoni finite, non pubblicate nel disco del 1998, rivelano l’ispirata vena compositiva di metà anni ’90 dell’autore di Non è tardi, Italiani d’America e L’amore che viene.

    Oggi Marco Conidi è impegnato in concerto a tenere vivo il suo ventennale repertorio o a proporsi come perno centrale dell’Orchestraccia, gruppo “aperto” che filtra la tradizione folkloristica romana (dagli stornellatori a Gabriella Ferri) attraverso sonorità figlie della cultura gitana e di tanta musica popolare del mondo. Un gruppo “itinerante di folk-punk-rock” – si definiscono così i membri dell’Orchestraccia – dove c’è sempre posto per autori, fini musicisti, buskers, attori e amici di passaggio.

    La formazione romana partecipa come resident band nel marzo 2012 al programma televisivo The Show Must Go Off, con Serena Dandini su La7, inoltre sostiene il Teatro Valle (occupato) di Roma esibendosi lì più volte. A seguire i brani Un’occasione bellissima (composto da Marco Conidi e Riccardo Corso e prodotto dall’etichetta indipendente Route 61 Music) e il traditional romanesco Alla renella diventano disponibili su iTunes. Dal giugno 2012 “Un’occasione bellissima” guadagna l’airplay nazionale e mentre membri del gruppo promuovono il singolo con interviste radiofoniche la canzone fa da apripista all’album successivo previsto per fine 2012.

    Discografia[modifica | modifica wikitesto]Album[modifica | modifica wikitesto]Ferragosto ’66 (IT, ITV 002, 1989)
    Marco conta uno due tre (IT, ITV 003, 1991)
    C’è in giro un’altra razza (1992)
    Stella di città (1994)
    Marco Conidi (1998)
    Reprise (2001)
    Nuvole e regole (2005)
    Miracoli non se ne fanno (2007) Universo, distribuzione Edel
    Cinque anni (2011) Route 61 Music.

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