Pinguino (una cosa su Beppe Fenoglio)

Mi diceva stamattina un signore di una certa età che Beppe Fenoglio, noi, diceva, lo chiamavamo Beppe, era uno che non parlava mica tanto, stava sempre lì sotto una pianta con un libro, mi diceva lui, e quando eravam lì fuori dell’osteria di Placido, a San Benedetto, gli chiedevamo Cosa prendi, Beppe? Vuoi un caffè? e lui da sotto la pianta rispondeva sempre che lui prendeva volentieri un pinguino.

La vita è dura

Mi è capitato di vedere uno scrittore esordiente farsi intervistare per l’uscita del suo primo romanzo e una cosa che mi ha colpito della sua intervista è che lui ha detto che il romanzo che aveva appena pubblicato gli era costato quattordici anni della sua vita.

Subito ho pensato che l’intervistato doveva essere molto lento nello scrivere, ché duecento pagine, facciamo duecentocinquanta, son lunghe da scrivere, ma quattordici anni mi son comunque sembrati tanti; poi ho fatto due conti e mi è venuto in mente che doveva aver cominciato a scriverlo a dodici tredici anni.

Poi aveva detto che lui, quando aveva cominciato seriamente a leggere (credo intendesse autonomamente, senza costrizione alcuna da parte di scuola o genitori), aveva subito pensato che doveva anche lui scrivere un romanzo, e dal momento in cui aveva avuto questo pensiero a quando poi finalmente aveva pubblicato il suo romanzo, eran passati quattordici anni.

Oh, io giuro che quando son nato, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di scrivere un post come questo.

Per scrivere questo post qua, mi ci son voluti 33 anni.

La vita è dura.