Fincipit

Lo sai che è uscito il libro dei fincipit?

C’era una volta.
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
E allora visto che fate i saputelli non vi racconto nessuna cazzo di storia, stronzetti presuntuosi.
(Amanita –
qui)

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
No.
(
Kimota qui)

Rossella O’Hara non era una bellezza. E infatti nessuno se la cagava.
(
Starkqui)

Nel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai per una selva oscura,
fortuna che il mio SUV c’aveva il GPS.
(
Marchinoqui)

Quando Zarathustra ebbe trent’anni, lasciò il suo paese e il lago del suo paese e andò sui monti. Lì trovò l’amore della sua vita, il Superuomo.
(
Gigi Massiqui)

***

Era una notte buia e tempestosa e avevo scritto un post che si chiamava Ogni inizio è una fine.

Il post conteneva tre modi di concludere brevemente una storia.

In un caso, si prendeva l’incipit di un’opera, e la si faceva concludere lì. Era nato il Fincipit (definizione coniata da Stark).

Il primo a segnalarlo sul suo blog è stato Davide L. Malesi, che lo definisce “pratica collettiva dell’importanza della brevità in letteratura”.

Luoghinoncomuni lo battezza Story Trimming: “La cosa è interessante, si prende una storia e la si condensa il più possibile, con il risultato che, a volte, ne esce una storia completamente nuova, o magari solo lo spunto di una storia. Nel non detto, nell’omissione stà in fondo tutta la magia, in un attimo il lettore è obbligato ad inventare il resto.” o anche Snoopying: “Snoopying perché alcune storie assomigliano molto a quelle che Snoopy scriveva sul tetto della sua cuccia.”

Mi pare che i tentativi di Luoghinoncomuni siano più onnicomprensivi di Fincipit, e siano più adatti al concetto che avevo in mente, ma i commentatori hanno spinto sul concetto di Fincipit, e quindi, così sia.

***

Dicono del gioco (in puro stile da bandella di bestseller):

Giavasan: “Il gioco del momento è puramente letterario e si chiama Fincipit. L’ha inventato Eìo e ha una sola regola: si prende l’incipit di un romanzo o di una poesia (ma anche di una canzone o di un film) e lo si cambia per fare in modo che la storia termini lì, subito, stravolgendone la logica.
Io lo trovo perfettamente in sintonia con lo spirito dei blog.”

Parolibero: “un incipit letterario celebre che finisce appena nato.”

Gattostanco: “L’inizio originale di un romanzo (poesia o altro) troncato dalla divertita e creativa genialità del blogger.”

Albamarina: “Consiste nel prendere l’incipit di un romanzo, di una canzone, di un poema o della lista della spesa, per dire, e lo si fa finire lì inventandone la… sconclusione.”

Random Access Life: “storie che iniziano finendo o finiscono iniziando.”

La vita istruzioni per l’uso: “Ma che meraviglia! Io amo questi giochini…”

8e49: “Secondo me, la giornata di oggi, va ricordata per questa cosa. Provoca assuefazione, ma val la pena di andare, leggere, partecipare.”

Botulinux: “il piu’ impostore fra i tessitori c’ha gabbati tutti. giochiamo tutti assieme al fincipit.”

Marcoscan: “è un gioco in cui si sceglie un romanzo, poesia o quant’altro, lo si decapita, e gli si attacca un corpo nuovo, in genere quello di un lillipuziano sotto l’effetto di stupefacenti.”

Senzavolto: “un modo inventato da eiochemipensavo per condensare una storia nelle sue battute d’inizio. Il fascino del non detto, lo charme del colpo di teatro, un sudoku per menti letterarie.”

Kurai: “Eìo lancia una delle sue idee vulcaniche. Si prende l’incipit di un libro, e lo si conclude, subito. Il grado zero della letteratura, lo zen dello scrivere.”

n3mo: “Eio va incontro ai lettori svogliati e senza tempo, che non hanno inutili ore da passare leggendo un libro o una poesia, nè di vedere un film o ascoltare una canzone trascinandosi stancamente fino alla fine dell’opera. Ora c’è Fincipit™ (Stark © 2006), il gioco che partendo da un incipit di qualsiasi storia, la stronca in poche battute. E’ divertentissimo, lo considero già droga pesante.”

Zu: “giochino che sembra fatto apposta per la vil razza bloggante.”

Tambu: “Il nuovo tormentone della blogosfera, creato da eìo e battezzato da Stark, è troppo bello per non farsi prendere dalla manìa.”

HUGINNogMUNINN: “come si legge sulle fascette dei libri: “…non riuscirete più a smettere”.”

ComeCampaMattia: “imperversa il Fincipit dappertutto.”

Pensierineccesso: “A quando un libro sui Fincipit?”

Farfintadiesseresani: “Si tratta del gioco di società del momento, qui nella blogpalla. L’ha cominciato Eio. Le regole sono semplici: si prende un incipit famoso (romanzo, poesia, canzone, cinema, quel che si vuole) e lo si conclude in una riga. I risultati spesso sono divertenti, e soprattutto raccontano microstorie nuove e parecchio diverse dall’originale.”

Terzadicopertina: “Fincipit. l’ultima follia da blogger.”

Ilpaesechenonc’è: “Eio ha fatto un guaio, ha creato i FINCIPIT, ovvero come far partire una storia (anche famosa) e farla finire subito. Vale anche per le canzoni.”

Strelnik: “mirabile esempio di viral-post attivo”

Catepol: “un giochino letterario di tutto rispetto che non mi stupirò se diventerà mania collettiva”

Swinging Literature: “Prendete un incipit famoso e troncatelo, non dando adito al romanzo di proseguire. Leggendo gli esempi che trovate qui, oltre che scompisciarsi dal ridere, dà la dimostrazione dell’evoluzione di quelle forme brevi la cui venuta fu auspicata da Calvino nelle Lezioni Americane ” a prescindere dalle indicazioni che il mercato editoriale dà”. ”

Sintetismi: “ora te prendi il libro che ti piace di più e ci dici come inizia. Poi, subito, ci dici pure come finisce, visto che è risaputo che qui non abbiamo tempo da perdere e ci annoiamo presto”

LadraDiCaramelle: “Cos’è un fincipit? Praticamente prendete un incipit famoso – libro, poesia, canzone, quel che volete – e scegliete una fine alternativa che sia breve, secca, incisiva e se ironica meglio.”

Altre prove di seduzione: “Eiochemipensavo ha lanciato l’idea dei Fincipit, sostenendo (giustamente!?) che ogni inizio è una fine.”

Principe aggiunge grafica (animata, perdinci) al fincipit.

Lo segnalano anche: Principe, La Spostata, Stefanomd, Il Grande Maestro Morelli, Samuele Silva, Andrea Beggi, American Beauty, Bloggo Intestinale, NIUVS, Fullo, il Blog di un Blogger, SevenHeaven, Fmf, Filosoffessa, Zio Mantellini, Dario Salvelli, TLUC, Setfocus, MarcoBertoli, TheEyes, il buon Sir Squonk.

(post in aggiornamento)

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878 pensieri su “Fincipit

  1. – Che fai tu Luna in ciel? Dimmi che fai, silenziosa Luna?
    – E attè chettifrega, ficcanaso?

    Hai avuto un’idea fantastica! (ma se in questi commenti si vedesse il cursore mentre si scrive,sarebbe tutto più facile 😉

  2. Le Carré – Il sarto di Panama
    Era un venerdì pomeriggio perfettamente normale nella Panama dei tropici, fino al momento in cui Andrew Osnard piombò nella sartoria di Harry Pendel chiedendo che gli prendessero le misure per un abito.
    Ma il disturbo lo porta a destra o a sinistra?

  3. La Morte Nera
    “Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana,
    esplose una nova che tutto inghiottì.”

    Viaggio al termine dell’Alzheimer
    “E’ cominciata così…
    Cazzo, me lo ricordassi…”

    Telefonia mobyle
    “Chiamatemi Ismaele, che io non c’ho campo.”

    Let It Be(hind)
    “When I find myself in times of trouble
    I get Lexotan.”

    Anello ontologico
    “Questo libro riguarda principalmente gli Hobbit: non esistono.”

    Infine, un caso credo più unico che raro di Fincipit più lungo dell’intero originale (e sfido chicchessìa a fare meglio):
    Mattina alle poste
    “M’illumino d’immenso.
    Sapeste la bolletta.”

  4. Alessandro Manzoni- Il 5 maggio (esequie)
    Ei fu siccome immobile.
    Che già puzzea de morto.

    Alessandro Manzoni – I Promessi sposi (senilità)
    Quel ramo del lago di Como.
    Insuppelculoteloschiantosennommiridailadentiera!

    Giovanni Pascoli – Canzone di marzo (quiete)
    Che torbida notte di marzo!
    Ma che mattinata tranquilla!
    che cielo pulito! che sfarzo
    di perle! Ogni stelo, una stilla
    che ride: a volte, na sega…

    Giovanni Pascoli – La capinera (in tivvù)
    Il tempo si cambia: stasera
    vuol l’acqua venire a ruscelli.
    Fortuna la cempions lig.

    Dante – Al cor gentil rempaira sempre amore (grossomodo)
    Al cor gentil rempaira sempre amore
    come l’ausello in selva a la verdura;
    vabbè, tipo.

    Dante – Purgatorio XXIV (arrotino)
    «I’ mi son un che, quando
    Amor mi spira,
    donne, è arrivato l’arrotino”

    Pascoli – La grande proletaria s’è mossa (l’occaso)
    La grande proletaria s’è mossa
    Si te movi j’enculamo la panchina

    Bernard de Ventadorn – Pois preyatz me (senza titolo)
    Pois preyatz me, senhor,
    qu’eu chan, eu chantarai.
    Ehhhh?
    Chuuuupa!

    Marinetti – Zang Tumb Tumb (L’inculata)
    Zang Tumb Tuuumb.
    Vendesi scarpiera quasi nuova.

  5. L’amico degli amici (Gomez – Travaglio)

    L’11 dicembre 2004 il Tribunale di Palermo, V sezione penale, presidente Leonardo Guarnotta, giudici a latere Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari, condanna Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclus…
    Cribbio, ho un piccolo collasso

  6. caro eio e cari tutti.

    metti che uno prende e fa un blog chiamato “Fincipit” (che ne so http://fincipit.diludovico.it).
    metti che uno prende e si fa un paio di conti.
    metti che uno vede, tra questo post e il precedente, 38 395=433 commenti.
    metti che uno pensa: entrambi post altamente in evoluzione, dove nuovi commenti fioccano minuto per minuto.
    metti che uno, sempre lo stesso, decide, come regola generale che nel suo blog “Fincipit” posterà una volta al giorno.
    metti che decide che ognuno dei suddetti commenti sarà un post.

    ecco.
    c’ha un anno e mezzo di blog gratis.

  7. M.Proust – Alla ricerca del tempo perduto (tradimenti)
    A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”. Vai a pensare che il mignottone ci aveva l’amante.

  8. E’ un gioco così bello che anche se i miei esempi sono brutti devo partecipare.

    Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante.
    Quindi che cazzo ne parliamo a fare?

    In un buco nella terra viveva uno Hobbit.
    Finché un giorno passò il Caterpillar.

    E se valgono anche le canzoni:
    You’ll take my life but I’ll take yours too.
    So, let’s everybody keep his own and save a lot of trouble.

  9. Fincipit: 3 per Dosto

    Era una notte incantevole, una di quelle notti, come ci possono capitare solo, quando siamo giovani, caro elettore. Ma da quando il petrolio è terminato (e Veltroni è in Africa) ognuno se ne sta chiuso in casa, seduto sul televisore”
    (F. Dostoevskij “Le notti bianche”)

    “Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte di K..
    Egli non riuscì a scansare l’incontro con la sua padrona per la scala. La donna lo portò in camera sua e, dopo avergli ricordato il forte indebitamento che lo studente aveva nei suoi confronti, si spogliò e lo obbligò a fare altrettanto. Due ore dopo, a letto, decidevano di partire per l’Europa e lasciare San Pietroburgo”
    (F. Dostoevskij “Delitto e castigo”)

    “Sono un uomo malato… Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Un medico mi ha controllato la pressione, mi hanno tenuto all’ospedale sotto osservazione una notte, ma forse già oggi torno a casa”
    (F. Dostoevskij “Memorie del sottosuolo”)

  10. Neuromante
    Il cielo sopra il porto aveva il colore di un televisore sintonizzato su un vanale morto… cazzo raitre non si prende neanche qui”

    Fondazione:
    “Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna… poi lo presero a progetto, doveva fare le fotocopie per una biblioteca”

  11. Erano le sette di una sera molto calda, sulle colline di Seeonee, quando Padre Lupo si destò dal suo riposo quotidiano. Sfiga volle che un cacciatore lo vide.

    (Rudyard kipling, Il libro della giungla)

  12. Sulla prima pagina è scritto: nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
    La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta.
    Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
    Una rottura di palle pazzesca, insomma.

    (Luther Blissett, Q)

  13. Credo che un sogno così non ritorni mai più
    mi dipingevo le mani e la faccia di blu
    da allora mi chiamano Bravehearth.

    (Domenico Modugno, Volare)

  14. Eio, ma noi fincipitomani leggiamo e postiamo di qui o di lì? No, perché con certe dipendenze è meglio avere dei riferimenti sicuri. Fai ordine.

  15. Ah sì ti diverti? ‘goista! L
    ‘idea lanciata circa 300 commenti fa, quella di farne un blog-antologico apposito, mica era male, sai? Salutami la Bisalta. E via Bertone se ci passi.
    Nostalgico bacio.

  16. O graziosa luna, io mi rammento
    il calzino bucato con la tua luce
    che l’enel m’ha staccato la corrente.

    (Giacomo Leopardi, Alla luna)

  17. Anzi, credo sia meglio così:

    O graziosa luna, io mi rammento
    con la tua luce il calzino bucato
    che la corrente l’enel m’ha staccato.

    (Giacomo Leopardi, Alla luna)

  18. “Oh tu vento selvaggio occidentale, alito
    della vita d’autunno, oh presenza invisibile da cui
    le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga,
    potresti per cortesia non incasinarmi il giardino ogni volta?”

  19. I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
    van da San Guido in duplice filar,
    tutti me li sono fatti
    quando ho perso il controllo della mia jaguar.

    (Giosuè Carducci, Davanti a San Guido)

  20. “Il giorno fu pieno di lampi;
    ma ora verranno le stelle,
    le tacite stelle”
    disse il pugile crollando al tappeto.

    (Giovanni Pascoli, La mia sera)

  21. E’ bello lavorare
    nel buio di una stanza
    con la testa in vacanza
    e una bionda che attorno ti danza.

    (Sandro Penna, E’ bello lavorare)

  22. Ecco, fanciullo, io ti ho portato a questo
    luogo selvaggio, a notte, per che fare?
    Ora te lo posso dire:
    girati.

    (Sandro Penna, Ecco, fanciullo)

  23. La musica è finita
    gli amici se ne vanno
    e adesso
    chi li lava tutti quei cazzo di bicchieri?

    (Franco califano, La musica è finita)

  24. Come questa pietra
    del S. Michele
    così fredda
    così dura

    ora capisco
    perché
    eri in offerta,
    o Eminflex.

    (Giuseppe Ungaretti, Sono una creatura)

  25. Josephine Hart, Il danno

    C’è un paesaggio interiore, una geografia dell’anima. Ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.

    Adesso li ho trovati: sono deserti e steppe e fiumi ingialliti e città disabitate. Me ne vado, da qui.

  26. Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte di K..
    Egli non riuscì a scansare l’incontro con la sua padrona per la scala. La donna lo portò in camera sua e, dopo avergli ricordato il forte indebitamento che lo studente aveva nei suoi confronti, si spogliò e lo obbligò a fare altrettanto. Due ore dopo, a letto, decidevano di partire per l’Europa e lasciare San Pietroburgo

    http://divulgazioneinformatica.blogspot.com

  27. Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorgeva un albergo rosa, grande e orgoglioso. Un ecomostro che per tirarlo giù ci son volute un paio di quintalate di esplosivo.

  28. Viagri tecnicismi.

    Il suo disco era floppy, 1.4 megabyte di capacità.
    Scaricò un filmato .MPG da un sito vietato ai minori,
    si trovò tra le gambe un Hard-disk da 90 Giga.

  29. cavolo ma il cursore dov’è??
    scusa, sono arrivato ora e non sono riuscito a leggere tutto. Magari ripeterò…ma giusto per lasciare una traccia anch’io…

    Settembre, andiamo. É tempo di migrare.
    Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
    Lascian gli stazzi e vanno verso il mare
    Ocio alle meduse, chè son dolori!

    D’Annunzio (i pastori)

  30. Tanto gentil e tanto onesta pare,
    la donna mia quand’ella altrui saluta…
    cara, le tagliamo ‘stè manine, così la pianti di fare la zoccola!??!!

  31. Guido, i’ vorrei che tu e Lapo… Lapo!… Lapo!!!!
    Guido, chiama l’ambulanza…

    Guido, i’ vorrei che tu e Lapo
    vi levaste dai coglioni, ché mi avete trasformato casa in un bordello!!

  32. Caron non ti crucciare
    Vuolsi così colà dove si puote
    ciò che si vuole, e più non dimandare

    Scusa, non è che potresti ripetere, cos’è che si vuole?

  33. Passammo l’estate
    su una spiaggia solitaria,
    poi Simona Ventura in diretta
    ci disse che eravamo su un’isola
    e che eravamo famosi.

    (Francesco Battiato, Summer on a solitary beach)

  34. Perché pur gride?
    Non impedir lo suo fatale andare:
    Vuolsi così colà dove si puote
    ciò che si vuole, e più non dimandare!

    Ah Virgì, allora dìllo che lo fai apposta, ehcchèccazzo!

  35. SANDOKAAN SANDOKAAN
    alla buon ora! La vogliamo spostare ‘sta Tigra parcheggiata in seconda fila!!???

    dedicata a eio, in ricordo dell’amata defunta…

  36. un evergreen dei tempi del liceo…

    nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai in culo una matita,
    oh che gioia, oh che dolor,
    era un carioca multicolor.

    …feci ancora qualche passo
    e mi ritrovai anche un compasso…

  37. questo me lo manda squonk:

    Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a riconoscere il ghiaccio: c’era un caldo della madonna, e tutto ciò che vide fu una pozza.

  38. dopo la lettura dei 500 e passa commenti, viene spontaneo chiedersi:
    è davvero inevitabile la scelta ironica, sarcastica o paradossale in questo gioco?
    per carità, è una strada interessante e non scevra da divertimento, ma è davvero l’unica percorribile?
    (è anche quella in cui i buoni risultati sono più difficili, peraltro!)

  39. Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria se come sembra può venire comodamente sistemata dentro schemi e teorie psicologiche già esistenti. Ne parlavamo anche con Luke l’altro giorno.

    (Giuseppe Berto – Il male oscuro)

  40. Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni luce da casa. Mai più vacanze in campeggio, pensò.

    (Fredric Brown – Sentinella)

  41. @ ciro: io l’avevo fatta così nell’altro post:
    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane;
    e comincia a correre
    chessennò
    ti raggiunge
    il GRIZZLY
    o Ermione

    La cosa divertentissima è vedere con quanta fantasia vengano “storpiati” gli stessi brani

  42. @ArimaneBis:
    Io dico che il paradosso e l’umorismo fanno parte del gioco: l’incipit promette uno svolgimento, il fincipit lo smentisce. Con una scelta seria, rischi di metterti in competizione di senso con l’autore. Ciò detto, posta qualche esempio di fincipit serio, ti capiremo meglio.

  43. Ah, noi tutti ovviamente ci siamo lasciati prendere dal piacere della battuta, allargandoci rispetto alla proposta di eio, all’interno della quale la battuta va bene solo se poi porta il testo a un epilogo necessario. Ma era un gioco, no?

  44. *greco, eio
    veramente avevo già proposto un esempio:
    http://eiochemipensavo.diludovico.it/2006/11/25/fincipit/#comment-59197

    anzi, molti:
    http://www.provediseduzione.splinder.com/
    http://www.altreprove.splinder.com/

    e poi, intendiamoci: nulla contro l’ironia e lo scherzo (e neanche contro la goliardia). mi meravigliavo solamente che fosse l’UNICA strada percorsa.
    E’ un fenomeno interessante.
    E, d’accordissimo: è un gioco, molteplice e bello

  45. eh, greco, assecondo la tua proposta: se qualcuno vuole Fincipit seri, ce li faccia vedere. detto questo, comunque, ricordare sempre cosa disse il grande Learco Pignagnoli:

    Opera n.161
    Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.

  46. ci hai ragione, non mi ricordavo più (con tutti quelli che ci sono 😉 )
    comunque son d’accordo, la mia indole mi porta di più allo stravolgimento umoristico (anche se quello di Kafka che ha dato origine a tutto non lo era affatto, umoristico) ma son dell’idea che ognuno possa interpretarlo a seconda della propria inclinazione, e del proprio umore.

    famose valere, quindi 😀

  47. Ad un tratto scivolai
    e mi domandai
    Dove sono capitato?
    Allora mi risposi
    Sono capitato sopra un prato
    dove sono scivolato
    e mi sono domandato
    Dove sono capitato?
    Ed ecco la risposta al mio quesito
    sono capitato sopra un prato dove sono scivolato….
    aiuto
    mi sono bloccato
    sono in un circolo vizioso
    sono socio
    socio

  48. “Nonna, ma che occhi grandi che hai”
    “E’ per guardarti meglio”
    “E che mani grandi che hai”
    “E’ per toccarmi…ehm! per accarezzarti meglio”
    “E che bocca grande che hai”
    “Se continui così mi fai du’ palle che altro che grandi!!”

  49. Nutella omnia divisa est in in partes tres:
    Unum: Nutella in vaschetta plasticae
    Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita
    Treum: Nutella in magno barattolo (magno barattolo sì,
    sed melius est si magno Nutella in barattolo).

    Che mondo sarebbe senza… il blog di e io che mi pensavo?

    Per chi volesse partecipare al nuovo gioco di Natale, la Consofrase, ecco tutti i riferimenti:

    http://www.duechiacchiere.it/367

  50. It’s been a hard day’s night,
    and I’d been working like a dog
    It’s been a hard day’s night,
    to find my way home through the fog…

    (Beatles – A hard day’s night)

  51. Minchia signor Tenente,
    c’è Berlusconi che fa il potente
    e che dall’alto delle sue reti penetra in casa e tra le pareti.
    Si crede forte dei suoi sondaggi creati ad arte come miraggi
    ed urla contro la finanziaria ma mentre parla va a gambe all’aria.

  52. PARALIPOMENI DELLA BATRACOMIOMACHIA

    Poi che da’ granchi a rintegrar venuti
    Delle ranocchie le fugate squadre,
    Che non gli aveano ancor mai conosciuti,
    Come volle colui ch’a tutti è padre

    con un paiol e’l foco e tanta lena
    si fece gran polenta e una gran cena

  53. non posso fare tutto quello che volgio
    non posso dire tutto quello che penso
    che cazzo ci sto a fare qui…

    (Bluevertigo – Fuori dal tempo)

  54. Ora so che avrò contro tutto il popolo blog, ma pazienza.

    Il Fincipit, per quanto divertente e talvolta utile, non è nulla di nuovo.
    Con nomi diversi, modalità diverse, ma lo usavano nelle scuole quando facevo le elementari (ad ora di anni ne ho trenta). E’ tornato poi utile durante l’ora di religione, quand’era obbligatoria, l’ho usato per i bambini quando ero animatore, l’ho ritrovato a teatro ed in molti gruppi di scrittura creativa lo si usa per far emergere fantasie sopite.

    Insomma è meraviglioso, divertente, coinvolgente, socializzante e quant’altro di positivo, ma non venitemi a parlare di invenzione.
    E’ la blogosfera (sembra di parlare di Goku), è internet a fungere da megafono, sono i grandi numeri, ma domani l’ondo sarà passata e tutti fortunatamente continueranno a fincipitare come l’avessero sempre fatto (e così sia in saecula seculorum).

    Buona continuazione, e buona vita.

  55. Ok ho visto solo ora il commento di madame moquette.
    E non avevo la pretesa di esser l’unico a pensare non fosse nulla di nuovo e che non fosse solo un deja-vu ma per usare la stessa arma, direi un deja-new. Poichè guando le mode tornano sembran sempre nuove.

    L’unica cosa che mi preme però è esprimere tutto il mio affetto per questo ritorno, in questo staccandomi da acidità e nervosismi di altri.

  56. Sono la pecora sono la vacca
    che agli animali si vuol giocare
    sono il montone, son pure il toro
    che’ non mi piace farmi inculare

    (De Andre’ – Princesa)

  57. “Marco se n’è andato,
    non se ne poteva più !!

    “Sara, svegliati !
    Sara ??
    Saraaaa…”

    Quella sua maglietta fina
    tanto stretta al punto che
    non respirava più

    “Si sta come d’autunno,
    al caldo, dentro casa”

  58. Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che abbia già a sua volta pensato i pensieri ivi espressi. Quindi è perfettamente inutile che io lo scriva.
    (L. Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus)

  59. Non mi poriano già mai fare ammenda
    del lor gran fallo gli occhi miei, sed elli
    non s’accecasser per la invidia de lo pene

    (Dante – Non mi poriano già)

  60. “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo. La famiglia karov era talmente disgraziata che l’ infelicita’ oramai proveniva dal non somigliare mai a nessuno.”

  61. Co ‘l raggio de l’april nuovo che inonda
    Roseo la stanza tu sorridi ancora
    sebbene ti abbia scoperto falsa bionda
    ti diedi tutti i piacer fino all’aurora

    (Carducci – Idillio Maremmano)

  62. Alla parata militare sputò negli occhi a un innocente
    e quando quello chiese perchè
    lui gli rispose : “ancora un altro e poi ti lascio andare”

  63. Alice was beginning to get very tired of sitting by her sister on the bank, so she decided to sit on her for a change…

    (Lewis Carrol – Alice in Wonderland)

  64. I am a sick man. … I am a spiteful man. I am an unattractive man. I believe my liver is diseased. Maybe I should give up drinking so much vodka…

    (Fyodor Dostoyevsky – Notes from the Underground)

  65. Nell’ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell’ombra del bosco di Sal, all’ombra del fico crebbe Siddharta… e andò poi subito dall’oculista.

    SIDDHARTA – HERMAN HESSE

  66. One morning, when Gregor Samsa woke from troubled dreams, he found himself transformed in his bed into a horrible vermin. He lay on his armour-like back, and if he lifted his head a little he could see his brown belly, slightly domed and divided by arches into stiff sections. The bedding was hardly able to cover it and seemed ready to slide off any moment. His many legs, pitifully thin compared with the size of the rest of him, waved about helplessly as he looked and he swore to himself that this was the last time that he would drop acid…

    (Franz Kafka – Metamorphosis)

  67. “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l’aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Di quell’incontro gli era rimasta sempre impressa l’atmosfera di grande fredezza.

  68. “Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Fu allora che si decise ad andare alla Conad davanti casa”

  69. Gent.ma Madame Moquette, anche il mi’ bisnonno rompeva le palle gia’ nel 1892, ma non mi pare che questo l’abbia trattenuta dal fare il suo commento.

    Mi sono informato,
    c’è un treno che parte
    allesetteqquaranta:
    piglialo e levati un po’ dalle palle

  70. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Ormai un pensiero lo rodeva: “Ma chi me l’ha fatto fà!!”

  71. Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita e un pensier si fece strada nella mente mia: quando me lo compro un navigatore satellitare!!!

  72. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Fu allora che, sponsorizzato da sua moglie Miuccia, decise di gareggiare per l’America’s Cup.

  73. “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…proprio in testa a me doveva cadere!!!!”

  74. ottimo, bel giochino, adesso è anche sul sito di repubblica. le possibilità sono tante: d’in su la vetta della torre antica, il passero solitario cade giù perchè non sa volare.

    adesso vado eprchè non ho più tempo da perdere . ho una domanda: perchè baxman cita in inglese anche i romanzi russi e tedeschi????

  75. L’albero a cui tendevi
    la pargoletta mano,
    il verde melograno
    da’ bei vermigli fior”
    Te volevo dì che l’hanno tagliato pe facce er foco

  76. “Respiri piano per non far rumore,
    ti addormenti di sera e ti risvegli col sole
    sei chiara come l’alba, sei l’ impiegata media italiana madre di famiglia”

  77. L’Italia è una repubblica mediatica fondata sul pettegolezzo. La sovranità appartiene ai programmi televisivi che la esercitano nei modi e nei limiti prescritti dall’Auditel.

  78. Ciao Lorenzo,

    Sebbene Italiano di origine parlo e leggo Inglese meglio che Italiano visto che sono 25 anni che vivo all’estero… Non mastico ne il Russo, ne il Tedesco…

    Sorry ma mi viene facile l’Inglese ed ho quasi tutti i miei testi in Inglese…

    🙂

  79. Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ok ok vi prometto che la smetto coi funghi allucinogeni!!

  80. “Cercami, come e quando e dove vuoi
    cercami, è più facile che mai ti ho scritto il mio numero con la vernice pure sul portone, ma non e’ che mi stai evitando?

  81. m’illumino d’immenso
    è arrivato lo sborone

    m’illumino d’immenso
    e io m’oscuro d’infimo

    fresche le mie parole nella sera
    ti ghiacciano la vodka con la pera

  82. In una caverna sotterranea viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.
    Bilbo aveva anche Sky!

  83. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Un dubbio iniziava a tormentare il vecchio: avrò sbagliato esche?

  84. “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne” ” A holden, ma chi t’ ha chiesto niente.”

  85. Francesco De Gregori – La donna cannone
    “Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, giuro che lo farò… STRIKEEEEE!!!!”

    Susanna Tamaro – Va’ dove ti porta il cuore
    “Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Ma proprio con Trenitalia dovevi viaggiare?”

    Alessandro Manzoni – 5 maggio
    “Ei fu. RIP”

    Eugenio Montale – Spesso il male di vivere ho incontrato
    “Spesso il male di vivere ho incontrato. Mai che mi capitasse Nicole Kidman o la Bellucci…”

  86. Nuttata fitusa, ‘nfami, tutta un arramazzarsi, un votati e rivotati, un addrummisciti e un arrisbigliati, un susiti e un curcati. E cu minchia si ni futti.
    “Il ladro di merendine” Andrea Cammilleri

  87. Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Ma no dai dicce qualcosa, a noi ce interessa eh. Tu comincia a parlà noi torniamo subito, tranquillo.

  88. “Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. ” “Va bene, va bene signor agenore, su andiamo che la cena e’ pronta”

  89. All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? Tutta sta manfrina per sapere se te rode il culo de morì. Te rode il culo, fidate!

  90. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. So’ stato inflessibile! Sto cespuglio lo lasci qui che tu’ madre affacciata al balcone nun la voglio vede’”

  91. E’ m’è sì malamente rincresciuto
    el pur amar e non esser amato
    che come sasso duro son tornato
    e ceco divenni per satisfar lo mio pennuto

    (Cecco Angiolieri – Rime – poesia LXIX)

  92. “All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? A erminia, co tutti sti lamenti, pure da morto me stai a stressa’!”

    p.s. scusate sono inarrestabile e mi scuso per la sequela di cazzate, vi ho scoperto con repubblica e non riesco a fermarmi, aiutateme

  93. PUFF PANT

    “Paese mio che stai sulla collina
    chissà perché arriviamo al lavoro sempre stanchi
    sarà colpa dei saliscendi che ogni mattina
    affrontiamo con la nostra bicicletta Bianchi”

  94. All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? Oddio di nuovo questo co ste sedute spiritiche!!!

  95. Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita

    Fermai il mio passo, ebbro di paura
    poi guardia fu a indicarmi, con le dita:
    “dal parco fora, è orario di chiusura!”

  96. “Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce”. Gli altri pescatori pensavano che fosse un vecchio paziente, invece era un vecchio morto.

  97. “Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce”. Fino alla fine dei suoi giorni, non volle ammettere che la catapulta non era il metodo migliore per pescare.

  98. Quella sua maglietta fina
    tanto tr.ia al punto che, faceva la velina
    e quella bianca polverina
    tanto idiota al punto che credeva aspirina

  99. Nell’ora di un caldo tramonto di primavera agli stagni Patriarsie fecero la loro comparsa due cittadini. Scomparvero anche, perché si stufarono delle ascelle sudate.

  100. La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei.
    Poichè Lucy aveva il suo bel da fare a spassarsela con il signor Dalloway , li aveva ben visti lei “farlo” proprio sul tavolo della cucina. Ma tanto finché c’erano le feste da organizzare, suo marito più le stava lontano e meglio era.

  101. Che ne sai di un bambino che rubava
    e soltanto nel buio giocava… guarda, so solo che quello stronzetto mi ha fregato la pleistescion e che se solo lo becco…

  102. a madame moquette:
    “questa roba la facevano i poeti dadaisti nel 1914(molto meglio direi) e voi ve ne uscite che è il tormentone del momento.”

    benvenuta in internet. appunto, la facevano i dadaisti. d’altronde fino a qualche secolo fa scrivere lo facevano solo letterati e scribani … ammazza che bel divertimento che era per la povera gente come noi…

  103. Alle prove dei Pink Floyd:

    “Sooo, so you think you can tell… me how the hell are you playin’ this fing guitar? Is this all you can do? You kiddin’ me? You fing kiddin’ me, huh? You mother… St man, my 3 year cousin can play guitar better than ya!

  104. Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

    cazzo hai ragione. dirò allo scafista
    di attraccare il gommone più a nord.

  105. Gregor Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo: Bruno Vespa.

  106. Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma che razza di posti numerati hai scelto?

  107. -Via, via, vieni via con me.
    Entra in questo amore buio,
    non perderti per niente al mondo.
    -Accendi un secondo, così vedo di chi è ‘sta mano…

  108. I Fincipit esistevano già nel 1700:

    “Nel principio Iddio creò il cielo e la terra.”
    Così è stato tradotto, ma la traduzione non è esatta.

    Voltaire, Dizionario Filosofico (G – Genesi)

  109. “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui rubò una caramella”
    (Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di sfortuna)

    “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo, solo la famiglia berlusconi a modo suo somiglia felicemente a una disgrazia ”
    (Lev Nikolaevic Tolstoj, Anna Kankrenina)

    “Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni che non era soddisfatto della tintarella”
    (Ernst Hemingway, Il vecchio e la moda)

    “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di supermercati…”
    (Alessandro Manzoni, I promessi sconti)

    “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, facevano orgie e droga party mattina e sera, ma questo non è un romanzo pulp.. (Jerome David Salinger, Il giovane Holden)

    Poesia
    “Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita,
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    vesto chianti sì aspro e forte
    che ognissera mi da un’artra ubriacatura!”
    (Dante Alighieri, La Commedia di Vino)

    “Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanti cari,
    tanto amati siciliani mi esclude,
    ma col ponte tu sarai più vicina,
    ma col ponte raseremo colle e siepe,
    e verrò in trattore a te, O cara Messina ”
    (Giacomo Leopardi, L’inconcluso)

    “All’ombra della stampa e dentro il video
    confortate di scioccheria è forse il sonno
    della ragione men duro?”
    (Ugo Foscolo, Dei loculi domestici)

    Canzoni
    “Marco se n’è andato e non ritorna più, ha preso l’intercity da Bolzano a Cefalù…”
    (La sollecitudine di trenitalia, Laura Menopausini)

    “Sara, svegliati almeno per cena…”
    (Sara, Antonello Venditti)

    “Che ne sai di un bambino che rubava
    e soltanto a palazzo Chigi gongolava ”
    (Pensieri e parole, Mogol-Bassotti)

  110. Robin Hood e Little John van per la foresta
    ed ognun con l’altro si diverte come può
    stanno bene attenti senno la polizia li arresta
    per i PACS so tempi duri, ci vuole ancora un po’

  111. L’albero a cui tendevi la pargoletta mano…. //
    mi sa che non era un albero…

    Sole sul tetto dei palazzi in costruzione //
    si sono buttate giù dar cornicione….

    Io no io no io no…. //
    …ho detto che non sono stato io!!

    (in Medio Oriente) Ed ero contentissimo, in ritardo sotto casa //
    …meno male che non ho preso quel bus!!

  112. Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita.
    Quanta strad agg’ fatt…..

    Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita.
    Mannaggia lo sapevo che dovevo prendere quel bus….

  113. KAFKA -La metamorfosi

    Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco…

    …’cXXXo aveva mangiato la sera prima?

  114. La nebbia agli irti colli piovviginando sale
    e sotto il maestrale urla e biancheggia il mare,
    giovedi’ sara’ anche festa ma io vado a lavorare !

  115. Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome.
    M’è andata di culo, due pagine dopo e mi chiamavano Caino!

    Eva Luna

  116. Leva calcistica:

    Sole sul letto dei palazzi in costruzione ci sono mia nonna, mia zia e mia cugina che stendono i panni. Sotto ci siamo noi che giochiamo a pallone. Passa… dai…passa…passaaaaa… gooooooooooooooooooooooooooolllllllllllllllllllllllllllllll

  117. Forse perche’ della fatal quiete tu sei l’immago che mi vien voglia di toccarmi i maroni quando ti vedo
    U.Foscolo ALLA SERA

    Forse perche’ della fatal quiete tu sei l’immago che non c’hai ancora il ragazzo!
    U.Foscolo ALLA SERA

    Tanto gentile e tanto onesta pare

    la donna mia quand’ella altrui saluta,

    ma devi veder come si incazza se non le rispondi!
    D.Alighieri

    Chiare, fresche e dolci acque,

    ove le belle membra

    pose colei che sola a me par donna;

    infatti si chiama Adelmo mi hanno poi detto
    F.Petrarca

    Sento il sole dietro le imposte. Sento che c’è un’afa di marzo chiara e languida sul canale: Sento che è bassa marea.
    La primavera entra in me come un nuovo tossico…Ragazzi, chi è che ha scorreggiato?
    G.D’Annunzio

  118. Ogni anno, ad ogni mese, ad ogni ora, ad ogni minuto, ad ogni secondo ci sta un blogger che distrugge il significato di belle parole………………. ma insomma tutti sti bloggeristi si vede che non sanno cosa fare!!!!!!!!!

    (inspirato da radio deejay programma delle ore 8…e qualcosa….ringrazio a lui)

  119. Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scelerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean Baptiste Grenuille, ed era un santo se paragonato a Silvio Berlusconi. Un santo.

  120. “>
    Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma siccome non voleva dire un cazzo Bastiano girò i tacchi e se ne andò”.

    “La Storia Infinita” di Michael Ende

  121. “Otairauqitna ilodnairoc odarroc olrac eralotit”
    Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma siccome non voleva dire un cazzo Bastiano girò i tacchi e se ne andò a scuola”

    “La Storia Infinita” di Michael Ende

  122. Queste sono tratte da Umberto Eco, e sono Fincipit ante litteram:

    “Le donne, i cavalieri,l’arme, gli amori
    le cortesie, l’audaci imprese io taccio”

    “Ciascuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole. E via”

    “Aprile è il piùà crudele dei mesi. Ma anche Marzo ve lo raccomando”

  123. Sulle dentate scintillanti vette
    salta il camoscio, tuona la valanga,
    e lei che indossa solamente un tanga
    se ne sta in spiaggia ad abbronzar le tette !

  124. l’albero a cui tendevi
    la pargoletta mano
    il verde melograno
    da’ bel vermiglio in fior
    e intanto commettevi
    un gesto da villano:
    usando l’altra mano
    mi derubavi ancor !

  125. Ho creato un blog per i fincipit 🙂

    Per ora ne ho inseriti solo alcuni di miei, perché non mi va di copiare cose scritte da altri senza permesso… in particolare, non ho inserito nemmeno quelli dell’inventore originale.

    Ma se mi date la vostra benevolenza (e magari venite a farmi compagnia sul nuovo blog) sarà un piacere inserire.

    Fatemi sapere 🙂

    Massimo

  126. Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Lo prese e lo passò al suo complice, seguito da un altro, e poi da un altro ancora.
    Avrebbero fruttato milioni al mercato nero.

    (Dan Brown – Il Codice Da Vinci)

  127. detta a me da mia sorella tempo fa:
    “Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
    ho tanta stanchezza sulle spalle
    lasciatemi qui come cosa posata in un angolo e poi dimenticata..”
    “Si,così poi rompi perché non ti caghiamo!!”

  128. Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita.
    C…o mi si è rotto il navigatore !!

  129. All’ombra dell’ultimo sole
    s’era assopito un pescatore
    pareva fosse addormentato
    e invece era un infartuato.

    (Fabrizio De André – Il Pescatore)

  130. In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità.
    Che palle, però!

    (Umbero Eco – Il Nome Della Rosa)

  131. Era una gioia appiccare il fuoco.
    O almeno, Montag aveva sempre pensato che lo fosse; fino al momento in cui rimase imprigionato in una casa in fiamme, e morì tra atroci tormenti.

    (Ray Bradbury – Fahrenheit 451)

  132. Odissea
    L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo
    errò dopo aver imboccato la Salerno-Reggio Calabria

    C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva:
    “accendi la tv”

    Scrivimi…
    e se non avrai da dire niente di particolare
    allora cosa scrivi a fare?
    per favore non spammare

  133. vangelo secondo matteo

    Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. Giuda generò Fares e Zerah da Tamar; Fares generò Esron; Esron generò Aram; Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon. Salmon andava contromano, fu coinvolto in un frontale e tutto finì

    oppure:

    Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. Giuda generò Fares e Zerah da Tamar; Fares generò Esron; Esron generò Aram; Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon. Salmon generò Booz da Rahab; Booz generò Obed da Rut. Obed generò Jesse; Jesse generò Davide, il re, che fu seguito da fa, sol, la, si e do.

  134. Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l’aveva condotto dietro un cespuglio e gli aveva ordinato per l’ennesima volta di abbassare i pantaloni, causando in lui una reazione spropositata che aveva coinvolto in maniera mirabile gli organi riproduttivi del genitore e un paio di cesoie da giardino.

    (Gabriel Garcia Marquez – Cent’Anni Di Solitudine)

  135. Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita,
    io sotto mi cacai per la paura
    e tutta la “Commedia” fu abortita.

  136. Memorie di un chirurgo d´urgenza.
    Mó te voglio racconta un fatto che mé successo ieri.
    Mia figlia me fa: a´papá che mi porti a lavoro con te a vede il pronto soccorso?
    Capirai a me me sé allargato ir ir core, io e mia figlia al pronto soccorso, guai a chi me la guardava.
    Mentre se stava a guarda in giro le sale operatorie arrivano d´urgenza du´ giovanotti ed uno di loro aveva una ferita al torace che non me piaciuta.
    Io me giro e grido “Aiuto…venite tutti qua aiuto!”
    Gli ho fatto ná toracocentesi… manco na goccia de sangue ne ´uscita. In guardia!!
    Gli ho infilato un drenaggio a destra e ho cominciato la respirazione artificiale.
    Me andato giú di pressione come Gesu Cristo!
    Gl´ho frantumato du´costole, escorazioni multiple delle mucose e gli gridavo:
    Arzete….porca puttana arzete!
    Pieno di sangue per terra a ettolitri!
    La pressione se arzata….me lo so guardato me so girato me só risistemato er camice.
    Papá che e successo, dice mi´figlia. Niente… due multitrauma de passaggio!
    Nnamo a vede la sala operatoria n´ho detto.

  137. nel mezzo del camin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura
    che lo spazzacamin la rasta aveva smarrita
    ahi, tanto a dir qual era è quasi dura
    esta frutta selvaggia e aspra e forte
    che nel seder mi blocca la postura!

  138. Destandosi una mattina da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto.
    Minchia – pensò – basta peperonata la sera.

  139. Vorrei segnalare che il gioco Fincipit non è proprio una novità ma è stato in pratica inventato una quindicina di anni fa da ‘Nduccio, il più noto comico d’Abruzzo e inventore del “rock agricolo” abruzzese.
    Nella sua canzone “Bravo ti metto sei” contenuta nell’album “Zappa Rap” (che risale al 1991 e che possiedo), ‘Nduccio inanella 18 strofe di due versi ognuna, dei quali il primo verso è tratto da una celebre poesia mentre il secondo è inventato da lui (ed è in dialetto abruzzese, ovviamente) e completa in maniera divertente le strofe, che vanno a costituire una storia tradizionale abruzzese nel tipico stile goliardico di ‘Nduccio.
    Per di più le strofe sono quasi tutte in rima.
    Di seguito vi riporto il testo del brano, che però per essere apprezzato necessiterebbe della conoscenza del dialetto abruzzese e degli usi e costumi della nostra regione.
    Per completezza, comunque, ho riportato anche la mia traduzione in italiano dei versi in dialetto (anche se, ovviamente, con la traduzione si perdono quasi tutte le rime) nonchè l’autore e il titolo delle poesie da cui sono state tratti i primi versi di ogni strofa.

    ‘NDUCCIO – BRAVO TI METTO SEI

    la nebbia agli irti colli piovigginando sale
    si trittica il piolo a sta ‘ngima a sta scal

    d’in su la vetta di una torre antica
    a taià la ramaccia e l’artica

    Silvia rimembri ancora quel tempo
    quando j t’ str’gnev e t’ v’nev li lamp

    nel mezzo del cammin di nostra vita
    t’ sò chiappat arret a lu trappit

    settembre andiamo è tempo di emigrare
    con me tu sei fuggita da li cull d’ p’scar’

    all’ombra dei cipressi e dentro l’urne
    t’ si spujat nud si rimast nc li cuturn

    t’amo pio bove e mite un sentimento
    marì, j so nu tor e tu sì na iument

    l’albero a cui tendevi la pargoletta mano
    patr’t la str’ppat e mò ci sta lu ran

    sempre caro mi fu quest’ermo colle
    ma già sta fa li rugh ha d’v’ndat moll

    o cavallina cavallina storna
    io amo solo te ‘nd so mai mess l corn

    amor ch’a nullo amato amar perdona
    t’ si ‘ngrassat come ‘na bandona

    dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno
    non esiste una cantina che non conosci beno

    gira sui ceppi accesi lo spiedo scoppiettando
    tre piatt d’maccarun e l’arrosto stai gustando

    oh come sa di sal lo pane altrui
    t si tajat n’atra lesc e ci si mess l’uj

    la bocca sollevò dal fiero pasto
    si mullat du-tre rutt, si ditt’: “n’n ma vast’ “

    tuona la valanga da’ ghiacci immani
    tu pur dop’ sazj inizi anche a tuonare

    ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini
    ar’intr solo la ser’ mbriach d’ candin

    è fosco l’aere il cielo è muto ed io sul tacito veron seduto
    sò r’mast nud, sò r’mast crud, sò r’mast sol gne nu curnut

    TRADUZIONE

    la nebbia agli irti colli piovigginando sale
    si muove il piolo a stare sopra a questa scala

    d’in su la vetta di una torre antica
    a tagliare l’erba cattiva e l’ortica

    Silvia rimembri ancora quel tempo
    quando ti stringevo e diventavi rossa

    nel mezzo del cammin di nostra vita
    ti ho preso dietro il frantoio

    settembre andiamo è tempo di emigrare
    con me tu sei fuggita dai colli di Pescara

    all’ombra dei cipressi e dentro l’urne
    ti sei spogliata nuda e sei rimasta coi calzettoni di lana

    t’amo pio bove e mite un sentimento
    Maria, io sono un toro e tu sei una giumenta

    l’albero a cui tendevi la pargoletta mano
    tuo padre l’ha divelto e ora c’è piantato il grano

    sempre caro mi fu quest’ermo colle
    ma già sta facendo le rughe ed è diventato molle (‘Nduccio gioca con l’assonanza colle/collo)

    o cavallina cavallina storna
    io amo solo te non ti ho mai messo le corna

    amor ch’a nullo amato amar perdona
    sei ingrassata come un barile

    dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno
    non esiste una cantina che non conosci bene

    gira sui ceppi accesi lo spiedo scoppiettando
    tre piatti di maccheroni e l’arrosto stai gustando

    oh come sa di sal lo pane altrui
    ti sei tagliata un’altra fetta di pane e ci hai messo l’olio

    la bocca sollevò dal fiero pasto
    hai fatto 2-3 rutti, hai detto: “non mi basta”

    tuona la valanga da’ ghiacci immani
    pure tu, dopo sazia, inizi anche a tuonare

    ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini
    rientri solo la sera, ubriaca di cantina

    è fosco l’aere il cielo è muto ed io sul tacito veron seduto
    sono rimasto nudo, sono rimasto crudo, sono rimasto solo come un cornuto.

    POESIE UTILIZZATE

    la nebbia agli irti colli piovigginando sale (Giosuè Carducci, la nebbia agli irti colli)

    d’in su la vetta di una torre antica (Giacomo Leopardi, passero solitario)

    Silvia rimembri ancora quel tempo (Giacomo Leopardi, a Silvia)

    nel mezzo del cammin di nostra vita (Dante Alighieri, la divina commedia)

    settembre andiamo è tempo di emigrare (Gabriele D’Annunzio, i pastori)

    all’ombra dei cipressi e dentro l’urne (Ugo Foscolo, dei sepolcri)

    t’amo pio bove e mite un sentimento (Giosuè Carducci, il bove)

    l’albero a cui tendevi la pargoletta mano (Giosuè Carducci, pianto antico)

    sempre caro mi fu quest’ermo colle (Giacomo Leopardi, l’infinito)

    o cavallina cavallina storna (Giovanni Pascoli, la cavallina storna)

    amor ch’a nullo amato amar perdona (Dante, divina commedia)

    dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno (Alessandro Manzoni, cinque maggio)

    gira sui ceppi accesi lo spiedo scoppiettando (Giosuè Carducci, la nebbia agli irti colli)

    come sa di sal lo pane altrui (Dante, la divina commedia)

    la bocca sollevò dal fiero pasto (Dante, la divina commedia)

    tuona la valanga da’ ghiacci immani (Giosuè Carducci, Piemonte)

    ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini (Giosuè Carducci, San Martino)

    è fosco l’aere il cielo è muto ed io sul tacito veron seduto (Arnaldo Fusinato, l’ultima ora di Venezia)

  140. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
    Ma dopo la finanziaria di Prodi non esisteranno più famiglie felici.

    Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. L’ottantacinquesimo giorno pescò un pesce gigantesco, ma mentre lo tirava a bordo, morì di infarto”.

    (Alessandro Manzoni): “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…..”
    (La mamma di Alessandro Manzoni): “Alessandro, piantala di sparare cazzate e fa i compiti!”

    “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schiva e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne”
    “Meglio, perchè non me ne frega un accidente”

    Cathia ha il più bel culo d’Europa, peccato che abbia 76 anni.

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle
    e questa siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude
    ma Anna non mi volle
    e le mie giornate sono vuote e nude.

    All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    spero di finirci il più tardi possibile.

    Si sta come d’autunno,
    sugli alberi, le foglie
    purtroppo mi toglie il sonno
    la rompipalle di mia moglie.

    M’illumino d’immenso: la bolletta della luce sarà drammatica.

    Che ne sai di un bambino che rubava
    e soltanto nel buio giocava
    perchè i genitori non hanno pagato la bolletta!

    Quella sua maglietta fina
    tanto stretta al punto
    che usciva fuori tutto
    ci credo
    pesi 120 chili e ti ostini a mettere la taglia 48!

    Respiri piano per non far rumore,
    ti addormenti di sera e ti risvegli col sole
    sei chiara come l’alba
    e russi come un treno a vapore.

  141. It was the year when they finally immanentized the Escathon.
    Not much more could have been done after this.
    Really.

    (R. A. Wilson, R. Shea – The Illuminatus! Trilogy)

  142. Spesso il male di vivere ho incontrato:
    era il rivo strozzato che gorgoglia,
    era l’incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.

    Amò…ma nun è in tutti questi anni m’avessi portato sfiga???

    Ossi di Seppia (Eugenio Montale)

  143. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. “Ancora uno e poi basta” disse tra sé e sé.

  144. “un connubio fra lettere e matematica”

    S’ode a destra uno squillo di tromba
    a sinistra risponde uno squillo
    d’ambo i lati calpesta e rimbomba
    quattro terzi pigrecoi erre tre

  145. Amor ch’a null’amato amar perdona
    mi prese di costui piacer si forte
    che, come vedi , non mi condona
    di aprir della galera le due porte

  146. Pittore, ti voglio parlare, mentre dipingi un altare,
    lo so, sono un povero negro,
    ma il barattolo dalla testa e i pennelli dal culo me li puoi anche levare…

  147. Penso che un sogno così non ritorni mai più
    mi dipingevo le mani e la faccia di blu
    Poi d’improvviso venivo dal medico svegliato,
    e mi accorgevo di esser dalla scala ruzzolato….
    Pittare….mai più….

  148. “…amor ch’a nullo amato amar perdona…
    ehm, no, volevo dire:
    …amor amato ch’a nullo amar perdona il… ehm, no… allora:
    …amor perdona nullo ch’a amato amar…
    MAVAFFANCULO, ma chi cazzo me lo ha fatto fare sto’ mestiere!!!!….”

  149. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce: scarpe, copertoni, bottiglie di plastica, preservativi usati… decise che era il momento di aprire un robivecchi.

  150. e la luna rossa me parla e teeeeee
    io le dumando si aspietta a meeeee
    e me risponde se o’ vuo sapeeeeeeeeee
    quello non sa manco più il tuo noomeeeee

  151. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce:
    Porca puttana pure stavolta gli toccherà passare in pescheria

  152. e se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante,
    mangia a colazione un sano kinder fetta al latte
    troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
    e quasi sempre dentro la merendina la vita è……..

  153. Bel gioco, complimenti! A onor di cronaca, però, va detto che intere generazioni di cabarettisti ( e di umoristi) si sono cimentate in questo “sport”. Esistono canzoni fatte con tutti incipit di altre canzoni, esistono monologhi basati su questo tipo di gioco, per non parlare di Roland Barthes e del suo “Frammenti di un discorso amoroso” o di Raymond Quenau e del suo ” Esercizi di stile” o di Fruttero e Lucentini e del celeberrimo “Incipit”
    di alcuni anni orsono. Cmq, giochiamo! Ma per non cadere nell’inutile e nel volgare, magari alziamo un pochino il tiro: meno “vaffa” e “zzo”, rendono la sfida più interessante e meno ovvia. O no? Fulminante: “…Ed è subito pera”.

  154. Quello di prima lo battezziamo “INCIFIN”: (…ed è subito pera). Ecco, ora il “fincipit” (sempre da S. Quasimodo):

    Ognuno sta solo sul cuor della terra, afflitto da un mucchio di sòle. E la poesia non esiste.

  155.  1)- (Ungaretti: “Soldati”) Si sta come d’autunno, sugli alberi la moglie e il suo bambino, gattonano sui rami all’Italo Calvino. Forse non è Barone il piccolo, ma rampa, come del resto gli ha insegnato mamma. Perché si sa, se il giovane non è rampante, sarà precario a terra come in aria: potrà cambiare ciò la finanziaria?

    2)- (Ungaretti: “mattina”) M’illumino di meno, se penso, al costo immenso.

    Alziamo il tiro!
    Ma giochiamo anche con le canzoni: Marco se n’è andato e non ritorna più… Franco si è ammazzato ‘nne poteva più. Che gli faccio agli uomini che cavolo ne so? Sta di fatto: che in 28 m’hanno detto: NO! CIAO!

  156. Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai in una selva oscura
    che la diritta via era smarrita
    Accesi il mio TomTom senza paura…
    Una voce recitò “Posizione non sicura!”

  157. Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce:….primavera……sbadiglione.
    P.S. fine di un letargo…..chi dorme non piglia pesci.

  158. Gira su ceppi accesi lo spiedo
    scoppiettando,
    sta il cacciator fischiando
    sull’uscio a rimirar
    tra le rossastre nubi
    stormi d’uccelli neri…..splash….’na cagata sulla camicia!

  159. Contingenza e necessità… La la la… La la la…
    Novembre. Si staccano dai rami, arcani segni astrali.
    Passeggio e cado: lo zoccolo del Toro.
    Contingenza e necessità… La la la… La la la…

  160. Davanti a te… ci sono ioooo
    E allora frena per dio!
    (Mogol – Battisti – Fiat)

    Che ne sai tu di un campo di grano?
    Nulla; ho fatto ingegneria a Milano.
    (Mogol – Battisti – Politecnico)

    Domani, D’Annunzio e salute.
    Taci, ho un ernione.

  161. Mi sto divertendo un mondo con i fincipit, anche se non sono cosa nuova.
    Ve ne propongo uno classico, vecchio di almeno quaranta anni

    Ei fu. Siccome immobile
    dato il mortal sospiro
    ei prese l’automobile
    e si fece un altro giro
    dall’alpi alle piramidi
    dal manzanarre al reno
    giù per una discesa
    gli s’era rotto un freno..

  162. Silvia fai presto che sono le otto…
    devi portare a pisciare il bassotto…
    e poi la smetti con tutto quel trucco…
    te l’ho già detto, sembri un cosacco…
    (da Silvia di vasco Rossi)

  163. Per me si va nella città dolente
    per me si va nell’etterno dolore
    per me si va tra la perduta gente
    insomma ti decidi a cambiare direzione!

  164. M’illumino d’autunno,
    sugli alberi il verde melograno,
    all’ombra dei cipressi e di questa siepe
    respiro piano per non far rumore.
    Cercami a mezzogiorno, è più facile che mai.

  165. Myricae
    LE MONACHE Dl SOGLIANO

    Dal profondo geme l’organo
    tra ‘l fumar de’ cerei lento:
    c’è un brusio cupo di femmine
    nella chiesa del convento:

    … a Romanoooo…. anvedi de mette ‘l burka ste femmine….

  166. Hanno ucciso l’uomo ragno, chi sia stato non si sa. E la donna scarafaggio dove è andata, qui o là? Han beccato i maggiolini che scopavano in tv attaccati ai finestrini che facevano: “yuhuu”!

  167. Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale, a vedere il pellicano pazzo per l’infermiera. E gridare: anvedi, oh, gli è partita la brocca! Voglio vede come fa a baciarla in bocca.

  168. Cantami, o Diva, del Pelide Achille…
    ma anche l’ultimo della Tatangelo mi va benissimo.

    Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…
    lo potato, che mi faceva ombra alle petunie.
    Eccheccaz.

    clauck

  169. Com’è bella giovinezza
    che si fugge tuttavia,
    però c’è il chirurgo plastico,
    il botulino, l’acido ialuronico,
    il collagene, il peeling termico,…

  170. “Cathia ha il più bel culo d’Europa.” Il rosso graffito splendeva in tutta la sua sfacciataggine su una colonna del ponte di Corso Francia. Poi la Hunziker fece quella pubblicità degli slip, e il graffito scomparve.

    “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”,
    disse Napolitano al Quirinale.

    Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l’aveva condotto a conoscere il ghiaccio. “Quell’idiota – pensò con un sorriso amaro – Con tutti i posti che ci sono al mondo, proprio in Groenlandia doveva portarmi in vacanza!”

  171. Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato.
    …Ma poi arrivò l’indulto e visse felice e contento.

  172. Chiedo scusa a tutti, ma a me è venuta in mente solo questa:

    Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
    il mio pisello grosso.

    Scusate ancora

  173. Quella sua maglietta fina
    tanto stretta al punto
    che mi immaginavo tutto..
    Ehm, Claudio.. è body painting

    Respiri piano per non far rumore,
    ti addormenti di sera
    e russi come un trattore
    è chiaro come l’aria:
    sei fatta come un panda

    All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro?
    – Non è un buon motivo per seppellirmi in giardino
    – Non insistere, Ugo, al mausoleo di Arcore non ci rinuncio

    NASCITA DI UN CAPOLAVORO
    “Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura”
    ..e fin qui non ci piove…
    “Finiva male pure quella gita
    ‘St’altr’anno per le ferie vo in Gallura”
    Ma dai ! sembra un tema delle elementari…
    ripoviamo..
    “Di marzapane vidi, costruita,
    una casetta in mezzo a una radura”
    Naaah… si era detto “Commedia”, no “Favola” ! Dio, questi incipit sono un inferno !
    …. DIO ? INFERNO ? …eeeehi, aspetta un attimo…

  174. Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Asterix, Obelix, Panoramix, .. (ad libitum), nostra Galli appellantur

  175. Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco…
    Mi è andata ancora bene pensò, pensa se mi fossi trasformato nel mio capo ufficio!

  176. tanto gentile e tanto onesta pare
    la donna mia quand’ella altrui saluta
    ma quando le vien voglia di scopare
    col membro in bocca tosto divien muta

  177. Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Riguardo all’universo ho ancora dubbi, per il resto mi è bastato guardare la faccia di Calderoli.

    A. Einstien

  178. “Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
    “È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
    Dopodiché organizzarono un colpo all’ufficio postale.

    [Louisa May Alcott, “Piccole donne”]

  179. Una notte d’estate il vecchio maestro Yaakov Pines fu svegliato di soprassalto. Qualcuno, fuori, urlava: “Mi sbatto la nipote di Liberson!” Al che Yakov gridò in risposta: “E chi se ne frega! Ho sonno e voglio dormire!”

    [Meir Shalev, “La montagna blu”]

  180. La prima visita ch’io feci a Tartarino di Tarascona è rimasta nella mia vita una data incancellabile: sono passati dodici o quindici anni da quel giorno e la ricordo ancora come un fatto avvenuto ieri. Il fatto è che, invece, vorrei dimenticare.

    [Alphonse Daudet, “Tartarino di Tarascona”]

  181. Quando avevo ventitré anni una tipa di nome Enrica Rivatti con le labbra pallide e gli occhi acquosi e i capelli fritti color paglia mi ha telefonato una sera tutta concitata per dirmi di chiamare al più presto il suo amico Damiano Diamantini che cercava un esperto di rock per una collana di libri sulla musica. Quando Enrica mi ha detto ‘sta cosa le ho risposto: “Ma guarda che io di musica rock non so un cazzo”.

  182. Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo… mi chiamavo… Oh bella. Me lo son dimenticato.
    Luigi Pirandello
    Il fu Mattia Pascal

  183. Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Ti prego di continuare così.

    [Susanna Tamaro, “Va’ dove ti porta il cuore”]

  184. Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini e aveva appena acciaccato una grossa merda.

    (Ci ho sofferto a rovinare così l’amato John Fante 😉

  185. Cominciò per sbaglio. Alle Poste.
    Ma finì, precisamente, con uno sbadiglio.
    E una ricevuta di ritorno.

    (Charles Bukowski, Post Office)

  186. Non avevo scritto la paternità, quindi la ripropongo:

    Cominciò per sbaglio. Alle Poste.
    Ma finì, precisamente, con uno sbadiglio.
    E una ricevuta di ritorno.

    (Charles Bukowski, Post Office)

  187. Per Elisa
    vuoi vedere che perderai anche me
    per Elisa non sai piu’ distinguere che giorno e’
    e poi non e’ nemmeno bella.
    Molto meglio “Al chiaro di luna”, per dire.. ma mi senti, Ludwig ? LUDWIG ?

  188. Marco se n’è andato e non ritorna più …

    Finalmente posso smettere di inventarmi cazzate per giustificare le mie notti allegre….

    L. Pausini (La solitudine)

  189. In principio era il Verbo
    per la precisione l’imperativo di un v.intr., 2a pers. sing.
    Introduceva una prop. finale seguita da un compl. di luogo
    Si trattava di una loc.verb. volg.

  190. Fincipit lasciati dai commentatori sul mio blog:

    Prendi una donna,
    dille che l’ami
    … poi ricordale che è il primo d’aprile.
    (M. Ferradini – Teorema)

    Laura non c’è,
    è andata via
    … buon viaggio.
    (Nek – Laura non c’è)

    Quand il me prend dans ses bras,
    il me parle tout bas…
    … je ne le comprend pas.
    (La vie en rose)

    Oggi mamma è morta
    … papà, dal canto suo, è felicissimo.
    (Camus, lo straniero)

    Eravamo in quattro – George, William Samuel Harris, io e Montmorency…
    …ma non diventammo mai famosi come Paul, John, George e Ringo.
    (Tre uomini in barca – Jerome K. Jerome)

    marco se n’e’ andato e non ritorna piu’
    e il treno delle 7.30 senza lui
    … avra’ un posto libero in più.
    (La solitudine – Laura Pausini)

    Ho visto la gente della mia età andare via,
    Lungo le strade che non portano mai a niente …
    … A 14, 14 Agosto
    (Guccini, Dio è morto)

    Fratelli d’Italia,
    l’Italia s’è desta…
    tornatene a letto,
    l’ora è ancor presta.

    In principio era il Verbo
    e il Verbo era presso Dio
    … per i sostantivi sentite San Matteo.
    (Gv. 1,1)

    In principio Dio creò il cielo e la terra.
    La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso
    … per tutto il resto c’è Caterpillar.
    (Genesi 1,1)

  191. quant’è bella giovinezza
    che si fugge tuttavia
    chi vuol esser lieto sia
    per tutti gli altri un po’ di prozac

    Sempre caro mi fù quest’ermo colle
    se lo vuoi,perciò
    sono due milioni e mezzo di euro

    aveva una casetta piccolina in canadà
    piena di mussulmani
    era una base di alcaidà

  192. Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque.
    Ci ho messo trent’anni per capirlo. Adesso faccio caciotte alle Mauritius.

    (Gente in Aspromonte, Corrado Alvaro)

  193. Tutti gli americani di una certa età dicono di ricordarsi dov’erano e cosa facevano quando Kennedy è stato assassinato a Dallas. Mai nessuno che si ricordi cosa faceva il giorno prima.

    (Lo stato dell’unione, Tullio Avoledo)

  194. Il cielo, che gravava minaccioso a pochi palmi dalle teste, sembrava una pancia d’asino rigonfia.
    In quel mentre arrivò un cacciatore che gli aprì la pancia e quando vide che non c’erano né la nonna né cappuccetto rosso si accorse di aver sbagliato libro.

    Sepulveda – Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

  195. C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Perchè mi hanno detto che Bagheria è quì, e se non mi restituisce i soldi… (Cesare Pavese, La luna e i falò).

  196. Dormi sepolto in un campo di grano
    non è la rosa non è il tulipano
    che ti solletican le parti basse
    ma son zampette di formiche rosse.

    (Fabrizio De Andrè – La guerra di Piero)

  197. (V.M.) C’era una volta un principe che voleva avere per sé una principessa, ma doveva essere una vera principessa. Perciò viaggiò per tutto il mondo per trovarne una, ma ogni volta c’era qualcosa di strano: tutte gli chiedeveno 100 euro.
    (Hans C. Andersen, La principessa sul pisello).

  198. La nostra è sostanzialmente un’era tragica, per cui ci rifiutiamo di prenderla sul tragico. Il cataclisma si è ormai abbattuto su di noi, siamo circondati dalle rovine, cominciamo a creare nuovi piccoli centri di vita, a nutrire nuove piccole speranze.
    È un lavoro alquanto difficile; la strada verso il futuro è tutt’altro che piana, ma noi aggiriamo gli ostacoli o li scavalchiamo. Dobbiamo sopravvivere, per quanti cieli ci siano crollati addosso.

    Per non parlare del soffitto del nostro formicaio…

    (“L’amante di Lady Chatterley”, Lawrence)

  199. Erano quasi le nove del mattino quando il consigliere titolare Jakov Petrovic Goljadkin si svegliò dopo un lungo sonno, sbadigliò, si stiracchiò e infine aprì del tutto gli occhi. Per un paio di minuti rimase però a giacere immobile nel letto come uno che non è ben sicuro se è desto o se dorme ancora, se tutto ciò che gli succede intorno è veglia e realtà o non piuttosto la continuazione delle disordinate visioni del sogno.
    “Jakovié, Jakovié, scètate, so’ ‘e nove” udì dalla stanza vicina.
    “Già so’ ‘e nove! La sera sei privo di andare a dormire, che già si fanno le nove del giorno appresso. Addo’ stà ‘o cafè?” disse il consigliere titolare Jakov Petrovic.

    (Dostoevskij – Il sosia)

  200. Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
    Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.

    Presso quell’osteria aspetteremo a entrare,
    ché la ZTL qui termina alle sei.

    (Guido Gozzano, La Notte Santa)

  201. La mascella nel cortile parlava
    diceva: “Attenti, c’è una fuga di gas!”

    Ma il bambino nel cortile sta giocando
    getta sassi nel cielo e nel mare
    ogni volta che colpisce una stella
    scende un alieno e gli viene a menare.

  202. Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne”

    “Bravo, sta’ zitto, che rischi di rovinare generazioni di giovani!!

  203. “ Nel mezzo del cammini di nostra vita

    Mi ritrovai per una selva oscura

    Che la diritta via era smarrita”

    Allor m’inerpicai per quella dura

    Che sale ed affatica, ma c’impelle

    A tutto osare e rimirar le stelle.

  204. “Sara, svegliati è primavera”

    Vivi, perché l’estate sopravanza

    Godi l’autunno con vesti di rosso

    E sorridi all’inverno che ci spegne.

  205. (ripeto, mancava l’autore)

    Nonostante tutte le precauzioni e i provvedimenti del caso, il nostro viaggio di nozze fu disastroso.
    Ci andai da solo perché lei non aveva preso le ferie.

    (Grazia Deledda, Il paese del vento)

  206. Nino non aver paura, di tirare un calcio di rigore,
    non è mica da questi particolari, che si giudica un giocatore…

    Un giocatore, lo vedi dal coraggio,
    dall’altruismo, dalla…. MA VAI A FARE IN CULO! LO HAI SBAGLIATO, CAZZO……!!!!

    (De Gregori, La leva calcistica…)

  207. IO CANTO

    (di Ariosto – Pausini – Omero)

    Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
    le cortesie, l’audaci imprese io canto.
    La nebbia che si posa la mattina,
    le pietre di un sentiero di collina,
    il falco che s’innalzerà,
    il primo raggio che verra,`
    la neve che si sciogliera`,
    correndo al mare.
    Cantami, o Diva,
    l’impronta di una testa sul cuscino,
    i passi lenti e incerti di un bambino,
    lo sguardo di serenita`,
    la mano che si tendera`,
    la gioia di chi aspettera`,
    per questo e quello che verra`,
    Io canto.

  208. “Quella sua maglietta fina
    tanto stretta al punto
    che mi immaginavo tutto.
    Quei suoi pantaloni stretti
    tanto stretti al punto
    che ho capito tutto”.

    (Introduzione a “Il triangolo” di Zero)

  209. Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita
    e la gola mia colma era d’arsura.
    Ma come prece che tosto vien udita,
    da nessun pizzo scorsi tetti e mura
    allorch’ errando a vuoto come pazzo
    venne financo a diluviare:”E che sfiga… Ca…”
    Ca… Ca… Cappero???

  210. – Co’ sta pioggia e co’ sto vento, chi è che bussa al mio convento?
    – Apri e falla finita con le filastrocche, che qua fuori c’è il diluvio universale…..!!!!

  211. 1 – Non avrai altro Dio all’infuori di me.
    Non che ce ne siano altri, sciocchino, si fa così per dire

    2 – Non nominare il nome di Dio invano.
    Oddio, se poi ti scappa non ne faccio un dramma. Al massimo non rispondo

    3 – Ricordati di santificare le feste,
    e di NON fare la festa alle sante

    4 – Onora il padre e la madre
    Almeno pazienta finché non riesci a tirare su qualche euro di tuo

    5 – Non uccidere
    Be’, guerre escluse, intendiamoci. Ah, già, ci sono esenzioni a livello locale, se sei in Texas, per dire. Informati presso il più vicino commissariato

    6 – Non fornicare
    Questa l’ho presa dallo Zingarelli. Consultalo: la non conoscenza del termine non costituisce attenuante

    7 – Non rubare
    Ricordati: si incomincia con le merendine e si finisce in croce. E non è sempre detto che ci scappi la famosa comparsata nel santino

    8 – Non dire falsa testimonianza
    Oppure sparala proprio grossa, hai visto mai che non se la bevano. Ad esempio, quando ti chiedono se Io esisto rispondi: certo, e ha perfino diviso le acque del Mar Rosso

    9 – Non desiderare la donna d’altri
    Spero che sia chiaro: l’autoerotismo non è la risposta giusta al punto 6. Naturalmente “donna” è inteso in senso lato

    10 – Non desiderare la roba d’altri
    Questa è per solutori più che abili

  212. “Io non so parlar d’amore,
    quindi ti spiego il Nasdaq”

    (A. Celentano)

    “Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… E ci tirava una craniata. Poi mi son deciso ad alzare l’architrave e tutto è andato a posto.”

    (A. Baricco)

    “Senza fine… Scherzavo, addio!”

    (G. Paoli)

  213. errata porridge (è saltato un pezzo di straordinaria importanza)
    3 – Ricordati di santificare le feste,
    e di NON fare la festa alle sante. Non so se mi spiego, ahah.. Ehm, scusate

  214. All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore
    Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce
    E’ poi così che nascono i proverbi

  215. elaborazione di un fincipit postato da Gianluca Chiappini su Aenigmatica:

    L’uomo ricco di astuzie raccontami, o Musa, che a lungo
    Errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;
    di molti uomini le città vide e conobbe la mente,
    molti dolori patì in cuore sul mare,
    finché si rese conto che non era poi così male star lontano dalla moglie,
    si comprò un monolocale a Smirne e mandò a dire che era morto.

  216. Volevo i pantaloni di Lara Cardella
    Non ho mai sognato il principe azzurro. Mi accontentavo di darla via qua e là.

    * * *
    Fantasmi di Vincenzo Cerami
    Non badare troppo alla forma, Angela. Sennò perdi il posto da donna cannone.

    * * *
    L’Alchimista di Paulo Coelho
    L’Alchimista prese un libro, portato da qualcuno della carovana. Poi strappò un rettangolino da un angolo della copertina e cominciò a rullarsi una canna.

  217. tu ca nun chiagne….e chiagnere mme faje..
    tu ,stanotte,addo’ staje?

    meglio ca nun te faje vede’….
    t’aggio fa’ ‘na mazziata mai vista….

    (tu ca nun chiagne,bovio-de curtis)

  218. Mi alzo e fuori è ancora luna piena
    esco per toccare la mia terra
    è un’altra notte da scordare
    niente che ti fa capire
    questa vita poi che senso ha

    te lo dico io il senso…
    di sera la peperonata e’ pesante!!!

  219. C’è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi, questo è il grande prato dell’amore
    Questi nascosti nelle siepi vicine, invece, si chiamano “guardoni”

  220. FINCIPIT
    Garota de Ipanema (Antonio Carlos ‘Tom’ Jobim – Vinícius de Moraes)

    Olha que coisa mais linda, mais cheia de graça
    É ela a menina que vem que passa
    con quelle sue tette me lo fa arrizzar

  221. Io lavoro e penso a te
    torno a casa e penso a te
    le telefono e intanto penso a te

    Come stai e penso a te
    dove andiamo e penso a te
    le sorrido abbasso gli occhi e penso a te…

    Non sarà mica per quei 200 euro che mi devi restituire?

    (E penso a te – BATTISTI A MOGOL)

  222. Qui dove il mare luccica
    e tira forte il vento
    su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento

    che giornata di merda mi doveva capitare!!!

  223. Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita:

    Virgilio Virgilio sara’ questa la strada?

  224. All’ombra dell’ultimo sole
    s’era assopito un pescatore
    aveva un cazzo lungo e dritto
    come la trave di un soffitto.
    NANANANA NANA NANA NANANANA NANA NANA

  225. 5 fiaschi annata 1821

    Ei fu! Siccome il mobile
    quello di mia nonna antico
    datatosi che l’antiquario
    no lo stimava un fico,
    noialtri lo vendemmo lesto lesto
    ad un ometto infesto
    che avea un man nel tergo
    ed una nel pancione
    e diceva di chiamarsi
    il gran Napoleone.

    Muto Ei pensò al prezzo fatale
    nè sà quando un simile mobile talare
    la su cruenta caso
    ad occupar verrà.

    Lui sfolgorante come al solito
    aprì un cassetto e tacque
    quando con voce strozzata:
    cadde, svenne, risorse e giacque.
    Di dieci corpi al suolo il suo non c’è.

    Con vergin legno d’ulivo
    il mobile gli avea fatto oltraggio.
    Ei con cervello scosso, prese in mano un osso
    e fece un tremendo pestaggio;
    poi sciolse un inzulto che non cesserà.

    Dall’ape alla pernice
    dal tascapane al treno
    quella cazzarola fece bancarotta.
    Scoppio in pieno capodanno
    dall’una all’altra mezzor.

    Fu vera storia?
    A Inardi l’attesa risposta
    noi chiniam la fronte a
    delle tasse il massimo esattor
    che volle in lui e del suo capoccion
    più rischi azzeccar.

  226. Sempre caro mi fu quest’ ermo colle
    e questa siepe che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude
    che nessun la potasse pregai alquanto
    perchè li andavo a trombar
    di tanto in tanto…

  227. In ogni democrazia le istituzioni sono lo strumento fondamentale per garantire i principali valori costituzionali: libertà, partecipazione, pluralismo, equilibrio dei poteri…
    Non sarebbe ora di smetterla e di garantire sesso, droga, rock&roll?

    (Programma dell’Unione 2006)

  228. Dall’Alpi alle Piramidi
    dal Manzanarre al Reno
    mi feci l’InterRail
    e poi ci andai col treno

    Ei fu, siccome immobile
    soggetto era anche allICI,
    lo feci demolire.
    Vivemmo più felici

  229. “Romeo… Perché sei tu, Romeo?”
    “Ma quanto sei idiota… mi faccio un mazzo per venirti a trovare, rischio la vita, e tu fai pure la spiritosa???”

  230. Non funziona molto perchè mi attacco già alla fine,ma mi è venuta a caldo e la scrivo…

    “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie…ne sono molto contenti gli ortopedici!”