Arrota parole

È arrivato l’arrotino.
Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto!
Donne è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio; aggiustiamo gli ombrelli.
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas noi le aggiustiamo, se la cucina fa fumo noi togliamo il fumo della vostra cucina a gas.

Ci son dei libri che secondo me son passati attraverso un arrotino e le parole son così affilate che se non si sta attenti ci si può anche tagliare.

22 pensieri su “Arrota parole

  1. Detesto gli ambulanti col megafono. Una volta sotto il mio studio in centro storico (città con 3 milioni di abitanti) si è piazzato un Gennariello che vendeva pesche e urlava come se fossimo nel bronx. Mai successo prima. Allora ho telefonato ai vigili urbani che in 10 minuti 10 sono arrivati, lo hanno multato e lo hanno obbligato a sloggiare. Non è mai più tornato. Tié! Poi non parliamo dell’arrotino che esclama “donne!” e calpesta secoli di emancipazione femminile… Io lo arresterei a calci nel sedere..

  2. Sacrosanto. Una bella fetta di Kundera, qualche Cormac (McCarthy, ma il nome è troppo bello) e con Miller (Henry), certe emorragie…Per tacer di Cesare e Beppe e Dino e Italo e Franco e Raymond e Fiodor e Afanasevič e vabbè, qui si fa mattina…

  3. Ah, penso “Lorenzo” scherzi, ma se è serio, la polizia la chiamo io, anzi, se mi dice dove sta, chiamo qualche amico mio…che gli si piazza sotto casa a vender cocomeri ventiquattroresuventiquattro con l’impianto dei Massive Attack!

  4. @ il barbun: non scherzo affatto. Si chiama inquinamento acustico. Ed è dannoso quanto quello atmosferico. Le zone residenziali hanno una bassa tolleranza all’inquinamento acustico. Oltretutto sono abitate anche da anziani e bambini. Possono ospitare cliniche, ambulatori, uffici…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Inquinamento_acustico
    Se pensi di essere spiritoso, non lo sei. La civiltà comincia con il rispetto. Farsi pubblicità rompendo i timpani alla gente è incivile. E non si capisce la tua frase “la polizia la chiamo io”. Per far che? Per mettere a manetta l’impianto dei Massive Attack? Ti arrestano! Leggi il link sopra a proposito della legge 447/1995. Sei proprio un barbun!

  5. @ LorenZo: conosco l’inquinamento acustico, ma mi pare quantomeno meschino chiamare la polizia per far multare un “Gennariello” (complimenti per lo stile, se invece facevi riferimento al saggio di Pasolini, chiedo scusa)e cacciarlo dal tuo lindissimo centro storico Io vivo in un piccola e tranquillissima città che di abitanti ne ha circa 50.000, ma riusciamo comunque a trovare gente che chiama i carabinieri perchè alle 22.30 il rumore della fontana non li lascia dormire (giuro). Ecco, tu me li ricordi tanto. A questo proposito mi domando se esista una normativa contro “l’inquinamento della gioia di vivere”…
    Chiudo qui questa diatriba da automobilisti frustrati, chiedendo scusa allo Zio e ai suoi amici per i preziosi byte sprecati.
    Stammi bene, davvero.

    Fieramenete, barbun.

  6. Se la fontana non li lascia dormire, loro certamente non possono parlare di gioia di vivere. E quindi rivendicano il sacrosanto diritto di non essere disturbati proprio per poter gioire della vita. Mi pare fossero le scuole elementari, quando mi insegnarono che la nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri. In un pease civile si creano e si rispettano le regole di convivenza “civile” proprio per tentare di dare a ciascuno quella fetta di gioia di vivere. L’arrotino affila coltelli e rompe i timpani. No buono.
    Il che cmq ha poco a che fare con le intenzioni di eio… 🙂

  7. A me piacerebbe se arrivasse l’arrotino, anche perchè se uno vuole stare da solo, che ci stii coi tappi! A me una volta mi hanno zittito in treno, brutalmente, e allora io dissi: Io parlo fin che mi aggrada al telefono cellulare con la suoneria educata, e voi sbriciolate pure (che erano una coppia di mezz’età che ha mangiato tutto il tempo, che a me mi veniva un’acquolina!), che tanto poi dovete anche pulire, voi, le mie parole invece non sporcano niente. Poi dopo mi hanno chiesto se volevo dell’uva, qualche acino toccato dalle loro dita pentite, che io ho detto NO, fieramente. Però i wafer li ho presi, alla fine.
    Io volevo dire al barbun che son d’accordo con lui, però Egli è uno che, se fosse un libraio puta caso, non ci si va a comprar dei libri, da lui, se fa così, perchè uno si sente troppo ignorante, ad andare da lui, e soffre e suda incalzato dalle domande subdole, anche se vuole solo un Topolino del 32, per esempio. I librai la devono nascondere, la loro cultura, come gli ombrellai la pioggia, secondo me. Anche se poi viene la curiosità di andarci, anche solo per vederlo, un libraio così, (anche per via del nome) però prima meglio studiare, magari ecco. Comunque era per dire che io c’ho invidia, di certi mestieri, perchè da piccola piacevano anche a me e ci sognavo sopra.
    Con LorenZo non son quasi mai d’accordo invece, non so come mai, però a me leggerlo, Lorenzo, mi mette la gioia di vivere.
    Sulle intenzioni di eio io non ci azzecco mai, perciò non ci provo nemmeno, che magari risponde con dei silenzi taglienti.

  8. @B mi ricordo di aver linkato qui tempo fa un libro sulla prossemica di E.T. Hall. Gli spazi di pertinenza dell’individuo si misurano con il tatto, l’odorato, la vista e l’udito. L’arrotino entra nel nostro spazio privato senza nessun permesso. Poi se i miei coltelli non funzionano, ne compro di nuovi. Magari anche con un design più bello dei precedenti, almeno cambio. E non mi annoio. E no che non m’annoio non m’annoio…
    Mi fa molto piacere sapere che ti metto la gioia di vivere, anche se non sei mai d’accordo con me. Più che una felice combinazione mi sembra un’opera d’arte e d’amore.

    P.S.1 Sarà, ma il barbun e la cultura mi sembrano proprio come le rette parallele 😉
    P.S.2 Eio voleva forse parlare dello stile affettato, tagliente, di certi libri. A me l’argomento sembrava meno interessante dell’invadenza dell’arrotino quindi ho “piegato” su questo versante. Poi se lui non risponde non significa sempre un “silenzio tagliente”. Magari è sul treno o sotto la doccia, poi legge e non trova il tempo di rispondere a tutti. Non ti fasciare… 🙂 Ciao

  9. E tra i due litiganti B ci mette il Bello.
    Temo però di essere, ahimè, concorde con il primo post scriptum di LorenZo…(tra parentesi, @ lui, grazie per avermi presentato la prossemica http://it.wikipedia.org/wiki/Prossemica, soprattutto il diagramma di Hall, mi ha schiantato. Anche se avrai capito che, antropologicamente, tifo per Remotti)E a vedermi…Nomen omen (questa non è cultura, ma la dura realtà).
    Comunque, se fossi puta caso un commesso libraio, farei tesoro delle tue parole e spererei entrassero persone come te, e come LorenZo, via, che, ora che me lo fai notare, un po’ gioia di vivere me la fa.
    Sugli intenti di Eio nemmeno io oso proferir verbo, ma, si dice, le vie dello Zio siano infinite…

  10. Beh, preso così in contropiede… se tu aprissi una libreria, verrei volentieri a trovarti magari a braccetto con B. Non conoscevo Remotti. Leggo… Grazie. Mi interessa. Saranno secoli che vado dicendo che il rapporto natura/cultura andrebbe rivisitato. Anzi ti dirò di più. L’ultima volta che ho detto ad una docente di storia che “la cultura è semplicemente la natura degli esseri umani” mi ha guardato male per tutta la serata 🙂

  11. E allora, se mai avrò la ventura di aprir una bottega (che fallirebbe in 15 giorni – ma che 15 giorni!- visto che tra le mie tante ignoranze c’è pure far di conto…) tutti i presenti invitati all’inaugurazione, ma LorenZo e B obbligati a partecipare! (Sperando che nessun vicino chiami i caramba…;))
    Bè, non prorio tutti invitati, Eio no, che poi si lamenta che ciò poco Nori e Cavazzoni, niente Ourendik e per ripicca mi mette Milani fuori posto…

  12. @il barbun Sei sicuro che mi vuoi all’inaugurazione della tua libreria? Guarda che proprio ieri ho messo “L’ottimismo relativo di Lucrezio” (di Francesco Giancotti – Loescher – Torino – lire 1000) sotto la rete del letto della mia ragazza, per livellare la pendenza. Ecco, ora sapete dov’è.

  13. Ma grazie, barbun! Io ci verrò volentieri, alla tua nuova bottega “Scè Barbun”. Però confesso un limite: io le mortadelline infilate negli stecchini non le sopporto, ci saranno? Perchè sai, mi capitavano sempre quelle, poi per un certo periodo non son più andate di moda, ma adesso ho visto che tutti le propongono nuovamente, insieme ai Tocchetti di Grana. Le mortadelline tagliate a cubetti c’hanno un grasso tentacolare, che ti entra nell’anima, e tu giocherelli con lo stuzzicadenti,e alla fine ti nascondi per togliertela via, l’anima. Si potrà fumare, spero… Una sigaretta, un Tocchetto di Grana, una Mortadellina, e nessun Famoso, che poi ti “ruba la scena”, e tu non lo sapresti mai, se noi si è venuti per te, o per il Famoso di turno. Perciò, fossi in te, io Eio lo inviterei, ma cammuffato con una parrucca da PaoloNori, magari, oppure da Spongibob (che basta con ‘sto Hello Kitty e ‘sto passatismo).
    Io John Grey non lo conosco, l’ho anche cercato lungamente con diligenza sul Motore di Ricerca, prima di ammetterlo. Ci sarebbe da conoscerlo, per venire alla tua bottega, eh barbun? Perchè sennò mi devo portare dietro una comparsa fidata, che facciamo finta di parlare tra di noi (e invece contiamo dei numeri a caso e li diciamo ad alta voce), così nessuno mi interroga su John Grey che io allora mi abbotto di mortadelline e pace ecco.

  14. Posto (ma sto anche postando,eh, eh, vabbè scusate) che tale meravigliosa inaugurazione è ben salda, per ora, nel regno dei castelli in aria, si presume che, per il suo ipotetico radicarsi in terra, le mortadelline saranno assolutamente fuori moda (o estinte), comunque sconsigliate, che poi mi trovo la libreria piena di anime sputacchiate…Fumare è caldeggiato (io consiglio una sigaretta, ma se B preferisce un Tocchetto di Grana, non c’è problema. La Mortadellina no, eh!) ma tenendo conto del diagramma di Hall.
    E direi che non conoscere Giongreai, aiuta (non se cerchi Vantarsi, bere liquori e illudere la donna).
    @ LorenZo, è un obbligo!
    E poi “un libro è utile anche quando livella un tavolino” al Bar del Peso (taluni fors’anche più utili), figuriamoci una tale rete (bel posto, comunque, difficile da dimenticare) e poi (sono mitopoietico?) devo ammettere che su Lucrezio non terrei botta e mi toccherebbe chiamare un amico fidato, far finta di parlare, ma poi ci accorgiamo che non sappiamo contare e vien su un casino. Poi chiedo a B come si fa.
    E a ‘sto punto, invito pure Alessandro, che tanto s’imbucherebbe, così poi lui non viene (ma ormai io il pubblico selezionato ce l’ho).
    E la verità è questa: https://diludovico.it/eiochemipensavo/2007/08/22/manuale-di-sopravvivenza-per-aspiranti-grandi-obesi/

  15. se c’è uno che quando parla invece della mola azionata con il moto delle gambe quello, per intenderci il principe degli arrotina parole, aziona la lingua e le corde vocali, quello, che ascoltandolo mentre lima, affila e arrota, quello è Paolo Nori. Mi sembra di sentirlo Paolo Nori mentre va in giro per i vicoli di paesi e città e all’interno della bocca e l’orofaringe sibila e sintetizza: L’arrota, l’arrota il vostro arrota parole.

  16. Da un commento postato nel blog 2000battute.

    I libri di Paolo Nori muoiono in gola, per quanto acuti e divertenti. Ma appunto girano nella gola e rimangono lì. Claustrofobia? Paura dei luoghi chiusi. L cassa toracica è un luogo chiuso e la gola attraverso la voce(e la scrittura)la voce la liberazione totale. Luoghi chiusi? Allora Paolo Nori è un luogo chiuso. Uno che arrota la voce dentro la propria voce. Possibile? Eppure Paolo Nori era giovane quando ha esordito come Paolo Nori. La voce è vastità, luogo aperto come certi libri dai vasti orizzonti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *